Le miniere dell’imperatore

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Fine estate del 70 dopo Cristo, Roma. La città sfrigola “come una frittella nell’olio bollente” e la gente si ammassa all’ombra sudando e sventolandosi il corpo, più svestito possibile. L’investigatore Marco Didio Falco, ex legionario, vive offrendo i suoi servigi a “tristi uomini di mezza età convinti che le loro mogli viziose vadano a letto con i carrettieri” o ad altri “ancor più tristi, convinti che le loro mogli vadano a letto con i loro nipoti”. Mentre l’uomo è nel Foro affollato per uno dei suoi soliti pedinamenti, si imbatte – anzi, va letteralmente a sbattere – in una deliziosa giovinetta che sta scappando da due avanzi di galera. Mettetela come volete, ma a Marco Didio Falco istintivamente stanno più simpatiche le ragazze carine sudate che gli avanzi di galera sudati, quindi sa immediatamente a fianco di chi intervenire in quella situazione. Seminati i due bestioni dopo una breve colluttazione, l’investigatore conduce la giovane – che dice di chiamarsi Elena e avere sedici anni – a casa sua, in una traballante insula sull’Aventino, cercando di evitare l’insaziabile curiosità della lavandaia Lenia, che occupa tutto il piano terra con la sua puzzolente bottega, e l’insistenza del padrone di casa Smaractus, che cerca insistentemente Marco Didio Falco per un squallida questione di affitto non pagato…

Il primo romanzo della saga di Marco Didio Falco – solo parzialmente edita in Italia –, datato 1989 e che nello stesso anno si è aggiudicato il premio Author’s Club Best First Novel, è una lettura per certi versi sorprendente. La britannica Lindsay Davis sebbene sia qui al suo libro d’esordio sfoggia una maturità invidiabile e decide di applicare i migliori cliché dell’hard boiled alla Roma del primo secolo dopo Cristo, creando un protagonista memorabile e soprattutto credibile, maudit ma non troppo, tosto e ironico. La fallimentare (almeno in un primo momento, quello che coinvolge la Legio II Augusta, nella quale l’investigatore romano militava) campagna di Britannia contro la regina Budicca del 60 d. C. sta a Marco Didio Falco come la Prima Guerra Mondiale sta al leggendario Philip Marlowe di Raymond Chandler. Veterani di guerre che non possono dimenticare, che li hanno segnati per sempre con un marchio che almeno per il protagonista de Le miniere dell’imperatore è soprattutto di ignominia. La vicenda è zeppa di ghiotte curiosità sulla vita comune ai tempi dell’antica Roma, la narrazione è tesa e incalzante ma alterna noir, commedia e romance senza soluzione di continuità. La Davis – con savoir faire incredibile per un’esordiente – tiene le redini con garbo ma con fermezza, con un approccio molto british che non ammette cadute di stile. Se i romanzi storici molto violenti vi paiono troppo rozzi e “da maschiacci” e viceversa quelli con poca azione e dosi massicce di humour vi paiono troppo “da femminucce”, con la saga di Marco Didio Falco avete trovato il compromesso perfetto.



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