Le origini dell’hitlerismo

Le origini dell’hitlerismo

Il desiderio di dominio del mondo non nasce certo con Hitler. Se si va indietro nel tempo c’è stato, da Luigi XIV a Napoleone, più di un regime dittatoriale. Ma prima ancora del sogno di grandeur della “Francia eterna” il modello imperialistico e universalistico impareggiabile è stato quello di Roma. I Romani hanno costruito un potere autoritario fondato sulla perfidia, la malafede, la crudeltà, la sottomissione degli sconfitti, il prestigio, l’uso efficace della propaganda. Soprattutto si sono presentati come il popolo prescelto dagli dei per governare tutta la terra. La convinzione di tale superiorità li ha portati a manipolare gli animi degli uomini, a non rispettare né leggi né trattati, a distruggere città e civiltà dopo aver promesso paci durature, come hanno potuto vedere Cartagine, Numanzia, le polis greche. Diverse sono le analogie tra la Germania nazista e l’Impero romano, l’esaltazione della razza, il non mantenere la parola data, la creazione di meccanismi di paura, la coercizione. Indubbiamente Hitler è stato un notevole imitatore del sistema romano, senza però raggiungere i suoi livelli di controllo politico…

Ancora oggi Hitler rappresenta il mito per eccellenza del male. In realtà egli è solo l’ultimo epigono di una serie di tiranni che in un delirio di onnipotenza, hanno cercato di realizzare domini assolutistici e universalistici. Simone Weil non si sofferma a trattare l’ideologia del Führer, piuttosto mostra come egli sia il prodotto di una cultura occidentale miope che, invece di leggere con lucidità le forme disumane degli imperialismi del passato, li esalta innalzandoli a esempi di civiltà virtuose, dimenticando i morti, le distruzioni e le sofferenze su cui hanno edificato la loro fama. Analizzando la Roma antica, vista come massima espressione di autoritarismo barbarico in linea con le posizioni del Manzoni delle Osservazioni sulla morale cattolica, la filosofa francese svela la natura malvagia del potere, come nasca, si imponga e si sviluppi attraverso arti subdole, ciniche e violente. Da tale destrutturazione emerge che la finalità del potere non è, come sosteneva Machiavelli, il bene dei cittadini ma il loro asservimento. Le origini dell’hitlerismo è del 1939 eppure, come nota nell’introduzione Roberto Rovello, parla del “dopo Hitler”, di un mondo finalmente in grado di non lasciarsi più affascinare dalla potenza e dalla forza. Ciò, per la Weil, potrà avvenire se si riuscirà a sostituire lo Stato centralizzato, causa di infinite sopraffazioni, con un’autentica comunità di nazioni libere e pacifiche. In un momento in cui il dibattito socio-politico è attraversato da rigurgiti populisti, sovranisti e razzisti, il saggio dell’intellettuale transalpina appare più che mai attuale.



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