Le pianure del passaggio

Le pianure del passaggio
Dopo l’inverno trascorso presso i Mamutoi, popolo generoso che li ha accolti e che ha persino adottato Ayla, Giondalar e la sua donna sono pronti a ripartire con i loro due cavalli addomesticati e il cucciolo di lupo che lei ha cresciuto. In quei mesi i due giovani hanno rischiato di separare le loro strade a causa di alcune incomprensioni ma adesso sono più uniti e innamorati di prima. Giondalar vuole portare Ayla lì dove vive il suo clan, gli Zelandoni, per poter “stringere il nodo”, ovvero celebrare un rito ufficiale di unione. Ma il viaggio che devono affrontare è pieno di pericoli: animali feroci (alcuni anche sconosciuti), terribili temporali e pericolose calate di fango, pianure sterminate e alture impervie, e soprattutto un enorme ghiacciaio che in primavera inoltrata può diventare mortale. E poi popoli diversi ma a volte anche selvaggi e ostili, pericolosi nonostante Ayla abbia imparato che non avere paura del diverso è il primo passo per aprirsi agli altri e farsi accettare. Riusciranno i due giovani a compire questa traversata così lunga e difficile? E cosa cercano di dirle gli incubi che tormentano spesso il sonno di Ayla?
Questo quarto capitolo della lunga saga dedicata ad Ayla – I figli della Terra – racconta dunque di un avventuroso viaggio attraverso l’Europa preistorica. Questo racconto, però, diventa l’occasione per lunghe, lunghissime descrizioni di paesaggi, animali e situazioni che rallentano un po’ troppo la narrazione e rendono la lettura a tratti noiosa. Pur non meritando un giudizio meno positivo rispetto agli episodi precedenti, è necessario ammettere che,  fino a questo momento, questo risulta il meno piacevole della serie proprio per queste parti prolisse e lente. Resta la peculiare particolarità di questa storia che certamente va seguita fino alla fine e che continua a divertire e appassionare, offrendo anche l’occasione per conoscere tantissime curiosità su questo periodo storico, sostanzialmente poco noto, e sicuramente insegnando anche tanto.

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