Le pietre

Le pietre
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Nel piccolo paese alpino di Sostigno da tempo avvengono strani fenomeni, per così dire, tellurici. Da sempre il territorio contrasta, con manifestazioni prepotenti e ostili, l’ostinata voglia di residenza degli abitanti, come se la Natura fosse indispettita dalla volontà degli umani di vivere in quella zona. Il fiume, capriccioso, si sposta durante la notte, inondando le strade e trasformandole in pietraie. Quando accade, gli abitanti di Sostigno salgono verso le baite di Testagno per trascorrervi l’estate. Ma anche i dirupi e le creste sono ostili e spesso uno smottamento causa qualche perdita tra gli animali al pascolo ed è quello il segnale che è tempo di tornare a valle. Le transumanze si sono fatte però sempre più frequenti, da quando le pietre hanno fatto la loro comparsa in paese. Lentamente ma inesorabilmente si spostano, cadono in testa alle persone, colpiscono le automobili, impietose, irriverenti. Eppure, gli abitanti hanno imparato a conviverci, abituati a una rassegnazione che a loro sembra oramai tutto sommato naturale. In molti hanno cercato di dare una spiegazione, ma nessuno, nemmeno con i più sofisticati sismografi, ha mai saputo svelare la causa del misterioso fenomeno. Che sia tutta colpa dei coniugi Saponara, venuti anni orsono dalla città per trascorrere il resto della loro vita in un paesino di montagna e che, da un giorno all’altro, si sono trovati il salotto pieno di pietre cadute da chissà dove? Nemmeno il prete, nemmeno il più strano dei ricercatori che hanno visitato la casa è mai riuscito a spiegarne l’origine. Oramai la loro è diventata una storia da raccontare ai bambini e Villa Agnese è una casa diroccata. Ma le pietre sono sempre lì, mobili e nervose e vigili, pronte a scagliarsi contro chi le vorrebbe spostare…

Storia bizzarra, pare vagamente ispirata a un fatto realmente accaduto nel 1908 a Issime, località della Valle d’Aosta orientale, nella valle del Gressoney. A raccontarcela sono, in un coro di voci valligiane, gli abitanti di Sostigno, paese fuori dal tempo, prigioniero di un territorio semovente e dotato di una vita propria che ci ricorda l’incarnazione moderna di qualche antica divinità atavica, permalosa e facile ai litigi. La crosta terreste si muove, reagisce alle provocazioni dell’uomo, ne complica la vita e si impone facendo cadere le sue case. Eppure, gli abitanti non immaginerebbero altro posto dove stare e solo i Saponara, gente di città, viene trattata con sospetto sia dagli abitanti che dalle pietre. Si adattano, tentano di sfruttarle commercialmente, ci giocano ma senza mai domarle. Le temono e ne rispettano la volontà. Il romanzo gioca con lo stile e la trama, in bilico continuo tra il serio e l’ironico, tra il reale e il fantastico. La vallata di Sostigno e le baite di Testagno sembrano parte di un mondo distante, impossibile, eppure sono dietro l’angolo. È divertente constatare quanto i sassi e gli abitanti del paese “pietrificato” a un certo punto vengano a somigliarsi: spigolosi e duri gli umani, selettivi e scontrosi i sassi, segno quindi di un legame esclusivo e selettivo tra i due protagonisti, ai quali ci sembra voglia dichiarare la sua appartenenza e il suo affetto anche l’autore. I Saponara, modello di eleganza e raffinatezza, sono mal visti, fuori posto in un mondo che guarda all’essenziale, al semplice e tutto sommato al genuino, alla sostanza più che alla forma, insomma.



 

 

 

 
 
 
 

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