Le radici del male

Le radici del Male
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Fotografare l'orrore, lo scempio dipinto suoi volti dei moribondi, torturati e stuprati: un gesto che provoca eccitamento, paradossalmente pulsazione vitale, orgasmo incontenibile. Un mestiere che non è un lavoro, ma piuttosto una vocazione macabra, un bisogno impellente di vedere la morte e il godimento arrivare simultanei addosso a uomini, donne, bambini. Non c'è distinzione, pietà, scelta che possa impedirne la fine violenta. Antonio è la prima delle tre grandi radici maligne di questa raccolta. Vive nell'ombra delle persone, drogandosi con una frenesia animale, fiuta le vittime per immortalarne l'ultimo frammento di vita, utilizza il sesso violento, estremo e sadico, come mezzo per congiungere vita e morte; Mac Ewan è un sicario, killer spietato che riceve incarichi attraverso buste piene di indizi, soldi contanti, fotografie di vittime che ancora per poco cammineranno su questa terra. Il coltello è la sua mano, che tasta, palpa, eccita e poi sfregia e infine uccide. Ma molti sono i modi per ammazzare, infiniti i luoghi, i tempi, mentre unica è la sensazione di piacere che si prova nel far cessare una vita. Mac Ewan non prova alcuna pietà nel uccidere, ma si strugge guardando le piante dell'acquario perdere colore e poi morire. A quante muoiono, dona una tomba dentro la terra, negando invece qualsiasi sepoltura ai pesci che abitavano la vasca così come alle sue vittime, che riempiono ormai le cronache quotidiane. Dice Mac Ewan che “L'interesse è un'arma pericolosissima. Per interesse si soffoca il proprio sangue, si uccidono le persone che ci amano, che ci hanno amati. Ma c'è sempre bisogno di un intermediario: è qui che subentro io. O quelli come me, che riconoscono la morte come una parte essenziale della vita stessa. C'è un fuoco dentro di noi. Qualche cosa che sa, che considera la vita come una misera parte della nostra storia.” e ancora “Meglio l'orgasmo che non si placa mai: la morte.”. E questa è seconda grande radice. A voi scoprire la terza…
 Violenza, violenza e ancora violenza. Indiscriminata, efferata, mixata al sesso estremo. Corpi che si uniscono in amplessi mortali, mentre la carne viene lacerata e penetrata allo stesso tempo. Possibile vita che esce dall'uomo che si mischia con la morte certa provocata dalla lama che squarcia e dilania. Violenza in tutti i suoi aspetti: fisica, psicologica. I bambini trasformati in bersagli per cacciatori lasciano un magone e un nodo allo stomaco. Le ragazze moribonde che vengono finite con uno stupro che dona loro un sorriso eterno fanno distogliere lo sguardo del lettore dalla pagina virtuale di questo libro, ristampato digitalmente quest’anno dopo le uscite cartacee del 1993 e 2002. Più che le scene, crude e spietate e che non si risparmiano nella descrizione esplicita di dettagli macabri ed erotici, è la quantità nauseabonda di morti che ci fa stare male. Si prova un senso di disgusto dopo aver concluso il primo racconto e affrontare il secondo significa inghiottire saliva amara, turarsi il naso, scuotere la testa e chiedersi a chi possa piacere una tale galassia di morti ammazzati. E dietro l’angolo c’è ancora la terza radice maligna ad aspettarci. Il killer non cessa un attimo di scopare, violentare, sgozzare, strozzare, picchiare. Più morti provoca e più ne provocherebbe. Il messaggio è chiaro, chiarissimo e, soprattutto, disturbante: anche se credo, e temo, sia ciò che il libro vuole dirci.

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