Le ragazze del Dakota

Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Hanno trovato Judith Calf Looking buttata su un cumulo di neve, con una mano piegata sotto la guancia. Tra i suoi capelli, una penna d’aquila. La ragazza è attorniata dai poliziotti tribali, gli unici che abbiano giurisdizione dentro la riserva, ma sono accorsi anche i poliziotti della contea. Lola Wicks, giornalista del “Magpie Daily Express”, è arrivata sul luogo del ritrovamento dopo avere intercettato la notizia sullo scanner: tira subito fuori il suo taccuino dalla tasca, mentre arranca sulla neve fasciata da un giaccone smisurato, maledicendo il giorno in cui ha deciso di trasferirsi da Baltimora al Montana. Una scelta dettata un po’ dall’orgoglio, un po’ dal sentimento: a convincerla è stato infatti Charlie Laurendeau, primo sceriffo indiano della contea con il quale Lola ha una relazione da qualche tempo; e il fatto che al giornale di Baltimora l’avessero retrocessa dal suo incarico a Kabul ha senz’altro contribuito ad accelerare la decisione. Solo che ora, di fronte al suo primo, rigido inverno nel Montana, non le sembra più una scelta così buona. Chi non patirà più alcun freddo invece, è Judith Calf Looking, immobile sulla neve mentre uno dei poliziotti tribali le scatta alcune fotografie. Sotto al giaccone Judith indossa qualcosa di molto sottile, forse una sottoveste: stanno ipotizzando che sia morta di freddo, che abbia fatto l’autostop per cercare di arrivare a casa, casa dalla quale era scappata l’anno prima. Forse qualcuno l’ha scaricata in quell’incrocio e poi non è passato nessun’altro, rimanendo così bloccata al gelo, in mezzo alla terribile bufera della notte appena passata. Ma Lola non è convinta. La parte interna del braccio della ragazza è piena di lividi, ognuno dei quali presenta al centro un puntolino scuro. E c’è anche un tatuaggio, tipo un cuore obliquo malfatto con i contorni in rilevo. Ma non si tratta di un tatuaggio: è un marchio, dice Charlie dopo un esame attento. Ad ogni modo, gli omicidi - e questo ha tutta l’aria di esserlo, anche se non ancora confermato - non sono più affari di Lola da quando va a letto con lo sceriffo. A malincuore deve passare la dritta alla sua collega e amica Jan, che puntualmente va su tutte le furie quando Lola ficca il naso dove non deve. La curiosità però è forte, come la voglia di scoprire chi ha ridotto così la povera Judith, la quale non è la sola giovane ragazza sparita dalla riserva negli ultimi tempi... Maylinn Kiyo. Carole Bear Shoe. Annie Lenoir. Scappate anche loro senza dare più alcuna notizia. E se per tutte le sparizioni ci fosse un’unica spiegazione?

Cresciuta in una fattoria nel Delaware - attorniata dai libri e senza televisione - e attualmente residente a Missoula, nel Montana, dove è capo cronista del “Mission”, Gwen Florio vanta una carriera trentennale di grande successo come giornalista: la sua professione l’ha portata spesso a visitare e raccontare zone di guerra come l’Iraq, l’Afghanistan e la Somalia, e per ben tre volte, con i suoi reportage, la Florio ha rischiato di portarsi a casa il Pulitzer; secondo il “The Strand Magazine”, è tra le dieci autrici di polizieschi da leggere a tutti i costi. Lola Wicks è un personaggio seriale, protagonista finora di cinque libri pluripremiati (Le ragazze del Dakota è il primo della serie tradotto in italiano); una cronista d’assalto curiosa e volitiva, la cui personalità sospettiamo abbia molto a che fare con quella della sua creatrice. Meravigliosamente descritte, le lande cupe e desolate del Montana fanno da sfondo ad una vicenda squallida, da brivido, nella quale sono ancora le donne ad essere protagoniste e vittime, vessate dalla cultura machista che persevera nel considerarle dei semplici oggetti di piacere; una faccenda di prostituzione che varca i confini dello stato e si spinge fino in Dakota, presso un villaggio sorto in corrispondenza di un giacimento petrolifero. Ancora una critica feroce contro il boom minerario quindi, che recluta gli uomini portandoli per molto tempo lontani dalle loro case e dai loro affetti, stipandoli tutti insieme come animali in un recinto, dentro al quale è quasi la normalità lasciarsi andare agli istinti più primitivi a dispetto di qualunque regola etica o morale. La tensione regge bene, i personaggi sono convincenti e le sorprese non mancano: Lola Wicks è sufficientemente testarda da non ascoltare i buoni consigli e mettersi nei casini, ma è solo rischiando che si possono trovare le giuste risposte. Una lettura intrigante e gradevole, condita con il fascino innegabile della cultura dei nativi americani: tra riti, miti, credenze, i rapporti in equilibrio sempre precario con i residenti, e il ruolo fondamentale e protettivo della famiglia, che nonostante la sua sacralità non manca di esibire anche il suo lato più oscuro.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER