Le reputazioni

Le reputazioni
Bogotà, Colombia. Javier Mallarino è un celebre vignettista satirico la cui matita è stata paragonata a “un pungiglione intinto nel miele” per via della cruda eleganza con cui pone ministri, deputati e detentori del potere di fronte alle loro peggiori bassezze. Quando le stesse persone che per anni ha beffato scelgono di conferirgli un’onorificenza al merito, Javier non può fare a meno di ricordare il suo maestro Ricardo Rendon, morto suicida nel 1931 a 37 anni. Tra il pubblico, quella sera, c’è Samanta Leal, che 28 anni prima fu compagna di giochi di sua figlia Beatriz nella loro casa di montagna, e che ora reclama di sapere cosa accadde quella notte di festa, quando c’era molta gente e lei e l’amichetta si erano ubriacate con i fondi dei bicchieri, e un deputato conservatore (soggetto privilegiato del Mallarino di quei tempi) salì indisturbato nella cameretta in cui lei e Beatriz si trovavano…
Portare alla luce il malcostume della politica locale non è un lavoro: è una missione. Ogni missione ha però il suo prezzo, e il prezzo che Javier paga è quello di non saper affrontare neppure un evento così devastante senza trovare l’ispirazione per una vignetta geniale. In quel caso, il ritratto del deputato in questione, pingue e con le braccia spalancate, intento a gridare al mondo “Lasciate che le bambine vengano a me”. Trascorsi 28 anni, i ricordi di quei giorni sono annebbiati, confusi, nessun tratto di matita può renderli chiari. Cosa è realmente avvenuto? La carriera e la reputazione di Mallarino sarebbero stata meno gloriose, senza quella notte? Juan Gabriel Vásquez ha il merito di portare alla luce dilemmi etici importanti, e di aprirci gli occhi - dopo la recente morte di Gabriel García Márquez - sul nuovo interessante panorama della letteratura colombiana.

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