Le rose di Axum

Le rose di Axum
25 febbraio 1936, Massaua. Il custode delle Saline Eritree della piana di Abd El Cadér non può non notare il nugolo di corvi, una macchia nera su sfondo bianchissimo. Ma non può certo immaginare che l'oggetto del loro interesse sia un uomo scarnificato e torturato, abbandonato ad agonizzare disteso sul sale bruciante qualche ora prima. Il maggiore dei Carabinieri Aldo Morosini, intervenuto con i fidi Barbagallo e Tesfaghì sul luogo dell'insolito e crudele delitto, ha ben pochi elementi per identificare il poveretto: si intuisce solo la sua origine africana, nulla di più. Ma il custode delle saline rivela che prima di spirare l'uomo è riuscito a bisbigliare una parola: “Axum”. L'esame autoptico non fornisce agli inquirenti ulteriori elementi per le indagini: nessun gruppo etnico dei dintorni utilizza torture simili, e nessuno ha denunciato la scomparsa di quell'uomo. Il delitto rischia di finire nel dimenticatoio molto presto, soprattutto con la guerra in Abissinia che è giunta a una fase forse decisiva, con l'esercito etiopico decimato e gli italiani in marcia verso Addis Abeba, quando un fatto nuovo arriva a cambiare le carte in tavola. Un gruppo di tedeschi, ufficialmente inviati dalle Università di Turingia e Dresda, ma con l'aria poco da studiosi e molto da militari o quasi, ha bisogno di essere scortato nell'area di Axum per condurre importanti scavi archeologici. E le autorità dell'Africa Orientale Italiana hanno deciso di assegnare la missione a Morosini. Ancora Axum... possibile che sia solo una coincidenza?
Il terzo capitolo della saga ambientata in Africa Orientale Italiana da Giorgio Ballario – che per l'occasione ha cambiato editore – aggiunge ulteriori ingredienti fascinosi al canovaccio già suggestivo dei primi due. Stavolta il maggiore Morosini deve dare la caccia a uno o più assassini e sciogliere il bandolo di una complicata matassa mentre ripercorre le tracce della mitica Deutsche Aksum Expedition, che nel 1906 portò Enno Littmann, Theodor von Lüpke, Daniel Krencker ed Erich Kaschke a fare luce sulla storia antica dell'Etiopia, fino a quel  momento sconosciuta in Occidente. È lo stesso sentiero su cui si muove l'Ahnenerbe, la famigerata "Società di ricerca dell'eredità ancestrale", braccio scientifico di un regime, quello nazista, ossessionato dal trovare una legittimità storica ed antropologica, che in questo caso vuole dimostrare l'origine ariana e germanica di Caléb, leggendario sovrano dell'impero axumita, considerato attorno al I secolo d.C. uno dei quattro stati più potenti del mondo assieme a Roma, Persia, e Cina. Aggiungete intrighi e miserie di un gruppo di monaci della Chiesa copta ortodossa, un drammatico assedio notturno che fa pensare ai western di John Ford, il cameo di Filippo Tommaso Marinetti e Hugo Pratt e avrete tra le mani un'avventura pressoché irresistibile, narrata con la consueta ragionevolezza e pulizia da un autore che ormai sta acquisendo tutti i trucchi e i ritmi della narrativa seriale, e a mio parere è pronto per il salto di qualità internazionale. La galleria delle conquiste femminili dello scapolone Morosini si arricchisce di una nuova figura, la disinvolta e ambigua fotografa Erika Hagen, assistente della regista Leni Riefensthal, che proprio negli anni in cui è ambientato il romanzo costruiva la sua leggenda e quella (almeno dal punto di vista iconografico) di Adolf Hitler. Anche questo flirt finisce male, e sapere chi sarà la donna che riuscirà a incastrare per sempre il nostro ufficiale fascista preferito (a ben vedere, l'unico) è uno dei tanti motivi per cui non vediamo l'ora che esca in libreria un altro romanzo del ciclo.

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