Le strade dell'innocenza

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1964. Al liceo Marshall High due gradassi soprannominati Birdman e Whitey attirano in una trappola Teddy, un damerino saccente che dirige una rivista di poesia dalle cui pagine li ha sbeffeggiati. L'idea è pestarlo ben bene e raparlo a zero per dargli una lezione, ma Whitey si fa trasportare dalla rabbia, si eccita e sodomizza ripetutamente il malcapitato, segnando per sempre la sua psiche e spazzando via la sua innocenza. 1965. Durante i disordini al quartiere Watts, il 23enne soldato della Guardia Nazionale Lloyd Hopkins viene inviato in avanscoperta con un commilitone per le strade di Los Angeles sud mentre i tumulti impazzano. Quando l'altro soldato approfitta del caos per compiere una strage in una chiesa, Lloyd lo uccide senza pietà. La sua innocenza ha fine quel giorno. 1983. Hopkins è diventato un sergente del Los Angeles Police Department, anzi: il sergente più famoso, quello col numero di arresti più alto, un mastino implacabile dalla spiccati doti investigative. Ma la sua esistenza non è priva di ombre: malgrado sia sposato e abbia tre figlie, non riesce a non farsi tutte le donne possibili, e fa incazzare a morte la moglie per la sua bizzarra abitudine di raccontare storie macabre di crimine alla sue bambine. Il ritrovamento del cadavere di una ragazza uccisa con una dose massiccia di eroina e poi orribilmente mutilata lo mette sulle tracce di uno strano giro di prostituzione e orge, e l'arrivo di una poesia d'amore scritta col sangue alla casella postale della ragazza convince Lloyd che quello che ha di fronte non è un omicida occasionale, ma un terribile serial killer in attività da anni...

In questo suo romanzo (il terzo pubblicato in carriera) il re del noir contemporaneo James Ellroy è ancora soltanto uno scrittore – uno scrittore di sicura stoffa, certo – ma non un monumento. I particolari presi dalla sua drammatica vita privata (che oggi conosciamo per filo e per segno) e sbattuti nella trama sono pochi, sebbene ci siano, o meglio sono tanti come nei romanzi successivi ma poiché nessuno all'epoca poteva distinguerli dalla fiction pura non influenzano la percezione del lettore, il cui sguardo rimane puro, incontaminato ostaggio del plot contorto e inquietante. Siamo negli anni '80, ma tutto è così hard-boiled da sembrare di essere nei '50: un detective che odia la musica, pupe da sballo che perdono la testa per il primo pantalone che passa, romantiche appassionate di poesia dal vitino di vespa, omosessuali rancorosi e viscidi, antieroi pieni di adorabili debolezze e mogli che non ne possono più delle suddette debolezze dei fottuti antieroi che hanno sposato. Questo primo capitolo della trilogia detta “della Los Angeles nera” è una rilettura violenta e visionaria dei cliché della narrativa sui serial killer, così di moda negli anni dell'uscita del romanzo: è come se Ellroy avesse cercato di inserirsi in un filone letterario fortunato mantenendo però il suo stile, le sue ossessioni, i suoi tormenti e i suoi tormentoni. Tutti gli ingredienti insomma che nei decenni successivi hanno rappresentato la sua grandezza.



 

 

 

 
 
 
 

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