Le tigri delle gabbie invisibili

Le tigri delle gabbie invisibili

Agosto del 2013, il fotografo di guerra Marc si trova a Il Cairo con il collega Sergio per seguire gli scontri della Primavera araba e raccogliere informazioni e scatti che possano documentare il conflitto. Schivare i proiettili e uscirne vivi sono condizioni fondamentali per dare un senso al lavoro. Marc sa che a casa, ad aspettare sue notizie, c’è la giovane Elisa, la sua nuova fiamma, che lo contatta su skype ogni sera. A Gradisca d’Isonzo Elisa deve gestire la paura dei genitori, insofferenti al fatto che lei partecipi alle manifestazioni di protesta, inoltre la sua attività a favore della chiusura dei CIE, luoghi di detenzione in cui i profughi sono rinchiusi in condizioni inumane in attesa di essere identificati ed espulsi dall’Italia. La tensione in città è alle stelle, soprattutto dopo la caduta dal tetto della struttura di Rahim Nadir durante una protesta. Ora il giovane, che era giunto in Italia in fuga dal Marocco, si trova ricoverato in gravi condizioni. Lungo le rive dell’Isonzo si nascondono alcuni fuggiaschi, giovani afgani che sono riusciti a superare la frontiera. Mettono su baracche di fortuna e la sera accendono fuochi per scaldarsi, in attesa che il destino riveli cosa ha in serbo per loro. Elisa e le sue amiche li scoprono e tentano di comunicare con i profughi e dare una mano. Appena Marc ne viene a conoscenza intuisce si tratti solo di un’avanguardia, preludio a una migrazione massiccia che presto sfrutterà la via del Balcani. Da dove è cominciato tutto questo?

Sono gli anni Novanta e la guerra in Bosnia si è conclusa col suo strascico di morti e conseguenze politiche e sociali. Questo è il periodo durante il quale Michele Guerra comincia a occuparsi di profughi, volontariato e aiuti umanitari nei pressi di Zagabria insieme a un’associazione di Pordenone. È l’inizio di tutto. Le radici da cui prenderà forma ciò che questo romanzo contiene, senza retorica spicciola e facile sentimentalismo. Il suo attivismo in ambito politico lo porta a entrare nel Comitato udinese che si batte per fermare la guerra in Siria, ha creato una pagina facebook attraverso cui sbeffeggia il razzismo e la xenofobia: “Aparktheid- come liberare le nostre città dai profughi e vivere felici”. Altrettanto importante il suo lavoro come coordinatore del gruppo udinese che chiede di far luce sulla tragica morte di Giulio Regeni. Il romanzo Le tigri delle gabbie invisibili parte da fatti reali e ha una struttura avvincente. Gli eventi che collegano i personaggi e che li hanno portati a incrociare le loro vite vengono svelati poco alla volta. Guerra ha grande cura dell’intreccio della trama e della suspense che crea. La stessa cura la riserva alla caratterizzazione dei personaggi, la loro evoluzione legata al luogo di origine e alle esperienze vissute. Con il suo romanzo d’esordio racconta la precarietà dei nostri anni. L’instabilità dei confini europei, i conflitti mediorientali, l’ingerenza delle grandi potenze mondiali. Nelle parole di Marc, lucide e dure c’è quel pizzico di verità che disturba “L’indignazione con cui ogni giorno ci laviamo la coscienza è solo questo: voler continuare a credere che il nostro disgusto privato sia sufficiente a far giustizia delle atrocità che non possiamo comprendere”.



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