Le tre resurrezioni di Sisifo Re

Le tre resurrezioni di Sisifo Re

XXIII secolo. In un quartiere devastato dalla guerra civile che imperversa dopo la morte del tiranno di Apuleia ‒ megalopoli in preda al caos anarchico assoluto ‒ una plumbea mattina senza tempo le porte dell’ufficio della Sisyphus finalmente si aprono e sulla scena irrompe Selina Corbeves, fatalona tutta curve imburrata in una corta gonna, unghie laccate, neo conturbante sulla bocca. Cerca l’agente investigativo Sisifo Re, che seduto sulla sua poltrona girevole di fronte alla vetrata dell'ufficio le dà le spalle e l’ascolta. Ha capelli castani impazziti sul cranio, il cerone bianco sbavato a ricoprirgli il volto, il trucco nero a imbrattargli il contorno occhi e le labbra pittate di rosso fuoco. Guarda dabbasso, osserva il monolito metallico nel piazzale sottostante: lo scheletro fatto a pezzi del tiranno impiccato ancora volteggia scosso dal vento. Accanto a lui ‒ calvizie incipiente e lardo dappertutto ‒ il suo fidato assistente Oscar Orano, detto Oh-Oh. Selina ha un compito molto importante da affidare loro. Vuole che scoprano chi è l’assassino di suo marito, che verrà ammazzato la domenica successiva a mezzanotte. Sisisfo e Oh-Oh provano a cercar consiglio dal professor Guglielmo Federico Zoro, l’ultimo dei lombrosiani, che vive da anni asserragliato nella sua fortezza-studio all’interno della vecchia università. C’è tanfo di alcol etilico e acetilene lì dentro, Sisifo steso sul tavolo bianco di marmo da obitorio osserva stancamente i barattoli del laboratorio colmi di formaldeide, vipere in teche di vetro e occhi umani con nervi ottici in bella mostra. Il gobbo bavoso Roald Amunsen, capelli rossi e sguardo malefico, saltella intorno a loro con fare satanico. Lo eccita l’odore della morte. In città intanto impazzano l’odio e la follia. Quaranta milioni di derelitti che si scannano tutti contro tutti, in cerca forse di un nuovo ordine o forse no. I burattinai della guerra civile ora sono proprio i tre figli del dittatore assassinato...

Affascinante, disturbante, raccapricciante, schizofrenico, delirante. Questo il distopico mondo postapocalittico e cyberpunk che con nonchalance Cosimo Argentina ci spiattella sulla faccia in questo suo strepitoso primo capitolo di una trilogia sull’apocalisse dell’umanità. Un romanzo a più voci, nel quale i latrati farneticanti di dolore dei vari protagonisti traboccano dalle pagine insanguinate e lordate dagli ultimi brandelli di quel che resta di una umana società, intrecciandosi e concatenandosi in un’unica struggente, poetica melodia di disumana e desolante bellezza. Sisifo Re, l’investigatore narcolettico truccato da Joker, schiavo della depressione e del suo passato e il suo assistente Oh-Oh, ossessionato dall’amore perduto per la sua Dori, proveranno a dar seguito alla richiesta della splendida e conturbante Selina Corbeves che commissiona loro un’indagine sull’omicida in fieri di suo marito. E tutto ciò mentre il mondo e secoli di civiltà perduta vanno letteralmente a pezzi. Tutti ostaggi e prede di esseri infernali, metà uomini e metà cani, stigiani assetati di sangue o esseri storpi, deformi o giunoniche felliniane donne cannone. Un pastiche caleidoscopico in cui Argentina mette a fuoco in maniera mirabile tutta la sua decennale ars narrativa imbastendo e cucendo generi, stili, linguaggi, neologismi, visioni, un doppio piano narrativo con i vari protagonisti sdoppiati e ribaltati in un universo parallelo, creando alla fine un prodotto multidimensionale e dalla lingua incredibilmente vivida che ti arpiona al solito senza speranza viscere e cervello. Apuleia ‒ che sembra la Los Angeles acida e putrescente di Sin City ‒, decadente e decaduta regione, ora immensa e caotica megalopoli che riecheggia solo nei nomi delle sue città oramai la Puglia da cartolina che fu, è lo specchio triste e melanconico del post capitalismo utopico all'apice dell’autolesionismo e dell’autodistruzione. E allora cosa resterà dell’umanità dopo l’apocalisse? Forse la salvezza è nell’aggrapparsi alle ali di un angelo e provare a spiccare ancora una volta il volo. “E io? Cosa devo fare, Sisifo? Dammi una sola ragione per sollevarmi, afferrare le ali dell’angelo e spiccare un ultimo volo tra le stelle. Sisifo, me lo devi. Ho combattuto al tuo fianco e... non sono un assassino. Dori! Amore mio!”.



 

 

 

 
 
 
 

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