Le tredici rose

Le tredici rose
Spagna 1939: in una cupa Madrid sopravvissuta alla fine della Guerra Civile, la dittatura del Generalissimo Francisco Franco si fa strada tra lacrime e sangue, sospetti e terrore. Arrestate, imprigionate e poi sommariamente fucilate, tredici donne fanno le spese di questa “pulizia politica” voluta dal nuovo regime, tredici rose spezzate dalla cecità della Storia: Avelina (“che tutti chiamavano la mulatta”), Joaquina (“che da giorni ormai credeva di vivere in un mondo di spaventati equilibristi”), Pilar (che “piangeva di indignazione mentre pensava a se stessa”), Blanca (che “è una madre troppo giovane di appena 17 anni”), Ana (che “non riesce a provare desiderio”), Julia (che “durante la guerra aveva lavorato come infermiera e come bigliettaia su un tram”), Virtudes (che “aveva il disorientamento dipinto in volto”), Elena (che “non poteva vedere”), Victoria (che “di solito dissimulava la sua propensione al delirio spalancando gli occhi”), Dionisia (che “degli interrogatori preferiva non ricordare niente”), Luisa (che “se ne stava muta e immobile”), Carmen (che “conosceva tutti i ritmi del carcere”), Martina (che “era alta, troppo alta e di un pallore sconcertante”)...
Una pagina dolorosa della storia spagnola (e non solo) rivive in queste pagine profonde e toccanti che colpiscono per poetico e dolente realismo. Jesús Ferrero – classe 1952, nel curriculum anche una sceneggiatura a 4 mani con Pedro Almodovar – ripercorre la storia di queste giovani attiviste politiche giustiziate in nome del trionfo dittatura. Tredici fiori recisi dalla falce della insensatezza degli uomini alla quale – loro e di riflesso le persone a loro care, sorelle, amanti, figli e amici - sono costrette a sacrificare amori, affetti e sogni. Un libro aspro e sofferto declinato tutto al femminile, un commovente omaggio a tredici rose che profumano ancora per le strade di Madrid.

 

 

 

 
 
 
 
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