Le vene aperte dell'America Latina

Le vene aperte dell’America Latina
Perché una regione ricca di risorse come l’America latina si trova in realtà in una situazione di povertà ed umiliazion? Partendo dagli albori storici dello sfruttamento dell’America latina, ovvero dalla corsa allo sfruttamento di oro e argento, dalla schiavitù degli indios, dallo sviluppo di città giusto il tempo di sfruttarne le risorse aurifere per poi abbandonarle, e nella forma di un forte saggio di denuncia, Eduardo Galeano racconta di come gli europei si siano arricchiti alle spalle dell’America latina, ma di come ad approfittarne siano stati anche i mercanti e proprietari di terre americani. Ci parla di come la regione abbia dovuto pagare la “fortuna” di avere tante ricchezze naturali e un clima favorevole che l’hanno sostanzialmente condannata a subire le angherie di grandi multinazionali e di organismi quale il Fondo Monetario Internazionale, ufficialmente indipendente ma in realtà guidato dagli Stati Uniti. Ci racconta la condanna delle monocolture: dalla canna da zucchero al caffè al cotone, motivi che hanno fatto scorrere molto sangue latino americano. Ci parla di un destino triste, come quello di Panama, una nazione creata all’unico scopo di sfruttarne strategicamente il canale, o di un sistema capitalistico che sfrutta risorse e crea enormi capitali fisiologicamente destinati a creare disuguaglianza: l’accumulo nel ricco mondo europeo e nordamericano, al prezzo della sofferenza sudamericana. Un’emorragia mai davvero conclusa, che non ha permesso a nessun paese della regione di opporsi a questo modello economico. A supporto di questa tesi Galeano ci elenca degli esempi di governi che hanno lottato contro il latifondo, tentando la strada dello sviluppo industriale e dell’indipendenza, salvo poi cadere vittime di chi aveva interessi politico-economici troppo forti nella regione. Arrivando a scrivere che “il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sorgeranno proprio per negare ai paesi sottosviluppati il diritto di proteggere le industrie nazionali e per fiaccare al loro interno l’azione dello stato”. E conclude parlando di una risorsa fondamentale del mondo contemporaneo, il petrolio, di come, a causa di esso, il Venezuela sia contemporaneamente uno dei paesi più ricchi del mondo ed anche uno dei più poveri e violenti, e di come il suo sfruttamento in America Latina abbia portato non solo a colpi di stato, ma persino alla guerra del Chaco del 1932 tra Bolivia e Paraguay...
Due cose si possono dire per far capire immediatamente l’importanza di questo testo: prima di tutto, la sua diffusione venne bandita sotto le peggiori dittature militari in Argentina, Cile ed Uruguay perché strumento di “corruzione giovanile”. E ancora, durante l’ultima Conferenza delle Americhe il controverso presidente venezuelano Hugo Chavez ha portato un regalo al presidente Barack Obama, un libro: il suo titolo era Le vene aperte dell’America Latina. Perché? Probabilmente perché Galeano non fa compromessi. Dice la verità, con scarna solennità, racconta la storia, la politica e l’economia, senza vergognarsi di non essere uno storico, un politologo o un economista. Lo fa per la “necessità sociale di risposta”, come dice lui stesso, per contribuire con idee e storie a rispondere agli interrogativi che assillano il popolo del Sud America. Ci convince con frasi brevi, spietate, dirette. Titoletti eloquenti. Ad esempio: “L’economia nordamericana ha bisogno dei minerali dell’America Latina come i polmoni hanno bisogno dell’aria.” Oppure: “La dea tecnologia non parla spagnolo.” I paragrafi sono densi, raccontano episodi e atrocità con precisione chirurgica, evocando il passato ma partendo sempre dal presente. Per spiegare il sottosviluppo latinoamericano di oggi ci spiega come questo sia la conseguenza dello sviluppo altrui, come i latinoamericani siano poveri perché la terra che calpestano è ricca. E’, insomma, una conversazione con la gente, con sfoggio di dettagli truculenti, ma pur sempre una conversazione. E’ una catarsi, e l’impatto incredibile del libro lo mostra. Ce lo dimostra “la ragazza sull’autobus di Bogotà che leggeva questo libro alla sua vicina di posto e finì per alzarsi in piedi e leggerlo ad alta voce a tutti i passeggeri”. Ce lo dimostra “la donna che fuggì da Santiago, nei giorni dell’eccidio, con questo libro nascosto tra i pannolini del suo bambino”. Ce lo racconta Isabel Allende, nella bellissima prefazione, quando confessa che dopo il golpe del 1973, scappando dal Cile portò via con sé poche cose: tra queste, le Odi di Pablo Neruda, ed un libro con la copertina gialla, Le vene aperte dell’America Latina. Galeano può mescolare generi letterari, può raccontare la storia come un giornalista, un patriota, un narratore: perché sta conversando col suo popolo, e lo fa col linguaggio passionale che li contraddistingue. Può raccontarci della violenza dell’ufficiale che disse “Non mi interessano i racconti: portatemi orecchie”, di testicoli tagliati, donne incinte col ventre squarciato, bambini infilzati con la punta delle baionette: lo ascoltiamo, perché ci sta aprendo l’anima dell’America latina, che non può prescindere dalla sua sofferenza. Esercita il suo dovere civico e civile, Galeano. Perché, come disse Salvador Allende, la coscienza va risvegliata, la lotta mai abbandonata…e "Vale la pena di morire per le cose senza le quali non vale la pena vivere". In nome del senso profondo di giustizia senza la quale nulla ha davvero senso. Forse non era che questo il messaggio del signor Chavez per Barack Obama.

 

 

 

 
 
 
 
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