Le voci di Berlino

Le voci di Berlino
Quando il giovane Mario atterra per la prima volta a Berlino c’è ancora il muro e naturalmente a interessarlo di più è la parte est, quella in cui, negli anni ruggenti della Repubblica di Weimar, due grandi autori americani, Cristopher Isherwood e Wystan Auden, sperimentavano la vitalità della città tedesca, i suoi locali e i suoi ragazzi in cerca di facili avventure. Fra i giovanotti che in quegli anni lasciavano le campagne per tentare la fortuna in città c’era, fra gli altri, Marinus van der Lubbe, che in seguito venne incriminato per l’incendio del Reichstag e condannato a morte nel 1934. Ma c’erano anche gli inquieti figli di Thomas Mann, Erika e Klaus, omosessuale lui, lesbica lei, che non si perdono nessuna delle possibilità che la generosa Berlino sa offrire. Intanto i venti di guerra si fanno sentire, portando via mestamente il vitalismo di quegli anni… Quando sarà il tempo dei Vopos e del filo spinato Gerd Schäfer, che stava iniziando una brillante carriera di attore, sceglierà di vivere a est, diventando una celebrità della DDR. La repressione e l’aria asfittica che motiverà migliaia di giovani (a rischio della vita) a scavalcare quel muro maledetto, è invece raccontata dal figlio di Gerd, giovane creativo col miraggio dell’ovest…
Secondo l’architetto Daniel Libeskind, Berlino è un montaggio di storie contrastanti, di criteri, forme e spazi diversi, Mario Fortunato è riuscito magistralmente a trasformare queste considerazioni architettoniche in una sorta di canone letterario e a raccontare l’epopea di una città – forse la più europea di tutte – trasformando alcune delle persone che negli anni l’hanno attraversata, in veri e propri personaggi romanzeschi. Sembra un romanzo, ma è tutto vero. Solo che le “voci” sono state raccolte da un autore che ha davvero a cuore il suo narrare e che è capace di regalarci momenti altissimi, ad esempio quando – come in una nemesi tanto anelata – il muro, finalmente, crolla: “Thomas ebbe la visione di una gigantesca cicatrice che andava scomparendo, come in una specie di yin e yang topografico, le due sinuose metà della metropoli si stavano ricongiungendo sotto forma di moltitudine umana”. È esattamente in questo modo che “le vite degli altri” possono diventare specchi capaci di riflettere anche la nostra Storia, ma è necessario essere degli ottimi scrittori.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER