Lealtà

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Tra i grattacieli di Canary Wharf, “il centro finanziario costruito sulle rive del Tamigi”, il tempo corre veloce tra un’operazione speculativa e l’altra, quasi centomila destini incrociati attorno al potere economico di un nucleo perfetto, fatto per governare l’economia del mondo. Qui, al ventunesimo piano di un palazzo anonimo c’è l’ufficio di Giulia, giovane trentunenne italiana, impiegata in una banca d’affari di grande prestigio. Sono i giorni immediatamente successivi al referendum sulla Brexit. Giulia è arrivata a Londra qualche anno prima, dopo un laurea in economia all’università di Milano, con la consapevolezza di poter ambire ad una carriera che in Italia non avrebbe mai potuto raggiungere. Sono molti quelli che come lei hanno scelto il Regno Unito, abbandonando la precarietà di contesti nazionali in cui difficilmente l’ambizione riusciva a coniugarsi con altrettante possibilità di crescita e di guadagno. Nella realtà Giulia si è sempre sentita un’apolide, sradicata quanto basta per sapere che Londra non avrebbe mai potuto incarnare concetti come stabilità e appartenenza, ma il prestigio e la visibilità le consentono una vita agiata e apparentemente senza pensieri. Eppure in un giorno come un altro, il suo capo, Seamus Heaney (proprio come il famoso poeta di origini irlandesi) le riporta alla mente un amore passato e ormai creduto lontano. Con Michele, quasi vent’anni più di lei, Giulia aveva vissuto un’intensa storia d’amore almeno dieci anni prima, un rapporto morboso finito dopo poco soprattutto a causa della possessività della ragazza che mal tollerava il fatto che Michele, sposato con una bambina, non potesse dedicarle tutto il tempo possibile. Orfana da sempre di padre, dopo la morte della madre, Giulia ripercorre a ritroso le tappe importanti di quell’amore così doloroso e difficile, i luoghi, gli spazi, gli errori fatti e mai metabolizzati. Grazie alla complicità di un social network, riesce a riprendere i contatti con Michele, i due si scrivono, decidono di vedersi a Milano ma scopriranno che il passato difficilmente decide di tornare identico a quello che è stato…

Questo secondo romanzo di Letizia Pezzali arriva dopo il successo di L’età lirica, uscito per Baldini & Castoldi nel 2012 e già finalista al Premio Calvino 2011. Nei cinque anni che hanno preceduto l’uscita di Lealtà, l’autrice di cose ne ha fatte parecchie, abbandonando l’incarico presso un’importante banca d’affari londinese per trasferirsi in Lussemburgo con il marito e la figlia Viola. Un cambio di vita radicale che ha coinciso con la gestazione di quest’ultimo attesissimo libro che sarà tradotto, tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, in Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, Turchia, Polonia, Lituania e probabilmente sceneggiato per una produzione cine-televisiva. Nessuno stupore però perché nonostante i suoi trentanove anni d’età, Letizia Pezzali padroneggia l’arte della narrativa con una maestria e una poliedricità degna di un vero cavallo di razza. Cercare e trovare elementi autobiografici nella storia di Giulia è facile per il contesto in cui si svolgono i fatti e per la prossimità anagrafica tra autrice e protagonista, quanto basta per far sì che la materia del racconto venga maneggiata con obiettiva conoscenza e versatilità. Non ci sono solo Londra, la finanza e la Brexit, c’è piuttosto la vita irrisolta di una giovane donna in cerca di un’appartenenza, c’è un amore che come un fantasma ricorre nei pensieri e nelle azioni di ogni giorno e ci sono le assenze di un padre mai conosciuto, di una madre morta troppo presto, di una nuova passione che fatica ad arrivare per paura, per difesa o solo per “la fatica permanente che la speranza di innamorarsi comporta”. Giulia appartiene alla categoria delle persone modificabili, ma nel complesso infrangibili”, lei che è fatta della “stessa materia dei mercati: instabili senza però scomparire mai del tutto,” sente su di sé il peso di una fragilità congenita che l’accompagna in molte delle sue scelte. L’incontro con Michele dieci anni dopo la fine della loro storia d’amore le consente di operare un flashback doloroso ma necessario per il raggiungimento di nuove consapevolezze. I rapporti di forza mutano inaspettatamente, lei non è più la ragazzina in cerca di una sponda, Michele invece sembra essere rimasto cristallizzato in un bozzolo senza tempo. Tutto si consolida nell'immobilità di un amore che non è stato capace di crescere ma che fornisce a Giulia la chiave per comprendere meglio se stessa. Il presente torna ad essere centrale in un mondo in cui le modalità comunicative impongono piuttosto un’esasperata cultura della memoria, Giulia si libera dei fardelli e dei rancori di un passato ingombrante e trova finalmente un punto di equilibrio. “Il tempo mi ha opacizzata. O volendo essere ottimisti, sono più prossima alla mia essenza, una persona definita ma anche prosciugata”, dice di sé, considerazione che appare quasi un punto di ripartenza coraggioso verso una nuova vita. Un libro che è anche un tributo all’intelligenza degli esseri umani, alla loro capacità di adattamento in ambienti ostili dove la possibilità di fallire si coniuga nei casi più fortunati con l’abilità di tentare una rielaborazione della caduta. Giulia è determinata, coerente eppure diversamente fragile, è insomma l’immagine di una donna moderna e delle contraddizioni in cui noi tutte finiamo per riconoscerci. Leggere Letizia Pezzali è intraprendere un viaggio importante nel cuore del ventunesimo secolo nello sforzo spesso sovrumano di conciliare ragione e sentimento, senza perdere mai di vista quello che siamo e che un giorno potremmo diventare.



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