Leggere Stephen King

Leggere Stephen King

La zona morta, Christine, Le notti di Salem, It: questi sono solo alcuni dei capolavori partoriti da Stephen Edwin King da Portland (Maine, non Portland – Oregon) americano purosangue classe 1947. Un autore da oltre cinquecento milioni di copie vendute che ancora oggi sforna romanzi e raccolte di racconti con una facilità disarmante, riuscendo a distanza di tanti anni dal suo esordio (Carrie, 1974) a calamitare l’attenzione di un numero sempre più ampio di lettori e ad aver convinto persino la critica più riluttante a riconoscerlo, nella peggiore delle ipotesi, come un maestro del gotico americano e nella migliore, come uno scrittore per il quale sono stati scomodati paragoni importanti come quello con Charles Dickens. C’è un mondo dietro il Re del Brivido, un mondo equamente ripartito tra il pragmatismo di uno scrittore integralista e quella magia che solo la letteratura è in grado di dare, e i contributi di amici, collaboratori, colleghi, semplici fan ma anche rinomati accademici e studiosi non fa altro che confermare quello che King afferma nella frase che fa da introduzione a It, uno dei suoi romanzi più belli e famosi: “Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste”…

La produzione di Stephen King è talmente vasta da aver creato a sua volta una altrettanto vasta influenza che in questo interessantissimo saggio curato da Brian James Freeman viene portata alla luce da chi per il Re del Brivido ha condiviso più di una sincera stima. In queste preziose pagine infatti sono raccolte testimonianze di alcuni fra i suoi collaboratori più o meno stretti, che hanno contribuito a declinare e ad ampliare il mito dello scrittore del Maine consentendogli di travalicare la fama letteraria per approdare sul grande e piccolo schermo e persino alle aule universitarie. Da tempo ormai anche la critica più miope si è resa conto che etichettare Stephen King come un semplice scrittore di bestseller horror sia un grave errore e il saggio in questione contribuisce a legittimare ancora una volta l’autore statunitense come uno dei più grandi scrittori viventi. I contributi scelti da Freeman aiutano a fare luce sulla galassia kinghiana attraverso gli occhi di registi famosi quali Frank Darabont – Il miglio verde e Le ali della libertà vi bastano per ricordarlo? – e Mick Garris – sue le fedeli riduzioni televisive di Shining, L’ombra dello scorpione e Desperation – ma anche di scrittori affermati come Clive Barker – il papà dei cenobiti di Hellraiser –, Stewart O’Nan e Richard Chizmar, penne di tutto rispetto oltre che amici e collaboratori del Re. Il fan di King non può non godere di questa raccolta di saggi, perché può abbeverarsi di interessanti retroscena, progetti che non hanno mai visto la luce completamente e aneddoti curiosi sicuramente poco noti al grande pubblico. Menzione a parte per la bella copertina di Cristiano Siqueira, che conferma ancora una volta come la casa editrice Independent Legions curi fin nei minimi dettagli i propri interessanti prodotti.



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