Lenin oggi

A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 come dobbiamo confrontarci con quell’evento storico così importante e controverso? Forse mutuando il titolo di un breve testo firmato da Sigmund Freud nel 1914: Ricordare, ripetere e rielaborare. “Il problema di questo approccio”, spiega il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Žižek, “sta nel fatto che si concentra sul passato e ignora la costellazione attuale del soggetto che tiene vivo e simbolicamente attivo quel passato”. Per un comunista del 2017 è possibile analizzare il proprio passato, del quale fanno parte anche crimini spaventosi, senza entrare in una crisi di identità irreversibile? Persino i regimi dittatoriali comunisti, quando hanno messo in discussione il loro passato tentando di riformarlo (vedi alle voci Nikita Sergeevič Chruščëv e Michail Sergeevič Gorbačëv), hanno avviato una spirale irresistibile di autodistruzione e non a caso la Cina ha costruito le sue fortune procedendo in maniera molto diversa, se non del tutto opposta. Riscoprire il pensiero di Lenin e usarlo oggi appare dunque un’impresa più che disperata, suicida: “(…) oggi Lenin e la sua eredità sono percepiti come qualcosa di irrimediabilmente datato, che appartiene a un paradigma defunto”. Meglio semmai – come fanno molti teorici della sinistra moderna – tornare back to the basics, a Karl Marx, “cercando nella sua opera le radici di ciò che è andato storto nei movimenti comunisti del Novecento”. Eppure a ben vedere il leninismo nacque in una situazione politica, economica e culturale per certi versi simile a quella di oggi: nel 1914, quando i partiti socialdemocratici europei (con l’eccezione di russi e serbi) aderirono alla “linea patriotica” avallando la carneficina della Prima guerra mondiale, fu uno shock, un “désastre”, per dirla con Alain Badiou, la fine di un mondo. Finivano in un colpo “non solo l’idilliaca fede borghese nel progresso, ma anche il movimento socialista che l’accompagnava”…

Il vulcanico, eretico filosofo sloveno Slavoj Žižek, oggi Direttore del Birkbeck Institute for the Humanities della London University ma in passato docente e ricercatore nelle principali istituzioni accademiche del mondo, collabora regolarmente con numerosi giornali e riviste, fra cui “New Left Review”, “London Review of Books”, “Critical Inquiry”, “The Guardian”, ed è persino protagonista di due film di Sophie Fiennes, The Pervert’s Guide to Cinema (2006) e The Pervert’s Guide to Ideology (2012). Impresa ardua definire il suo pensiero e il suo orientamento: volendo semplificare brutalmente potremmo definirlo un post-marxista, considerando anche la sua passione politica, che lo ha portato in passato anche a candidarsi in opposizione da sinistra al governo comunista sloveno, predicando un ritorno al leninismo. “Oggi tutti i grandi partiti, di destra e di sinistra, sono le due facce di un unico centro. E la tragedia è che l’unica opposizione all’ideologia liberaldemocratica è incarnata dai partiti populistici di una destra nazionalista”, ha dichiarato Žižek qualche anno fa al quotidiano “la Repubblica”. Qual è dunque la lezione di Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin per la disastrata sinistra di oggi? Žižek non a caso qui presenta una scelta di testi scritti del rivoluzionario russo negli ultimi anni di vita, quando era al governo dell’URSS già da qualche anno. Non troviamo nelle sue parole quindi slanci utopistici e intenti meramente demolitòri tesi a sollevare le masse contro un regime oppressivo: troviamo invece le riflessioni amare ma lucidissime di chi è arrivato al potere come campione del proletariato e si trova a gestire masse immense di contadini e operai affamati in un Paese ancora stremato dalla Grande Guerra e dalla guerra civile. E cerca di alzare la posta, di alzare il livello dello scontro, di portare a compimento davvero i suoi ideali rivoluzionari. Un serie letale di ictus che lo colpirono nel 1922 e lo portarono alla paralisi e alla morte poco più di un anno dopo ci ha impedito di sapere se le sue affascinanti tesi qui esposte avrebbero avuto seguito e se la storia dell’URSS avrebbe potuto prendere una strada diversa. Ma nulla impedisce alla parte più sana della sinistra europea di raccogliere il testimone di Lenin – come suggerisce Žižek – e provare a costruire un futuro di speranza.



 

 

 
 
 
 

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