Les Italiens

Un cecchino micidiale come una mitragliatrice al rallentatore. Dodici proiettili sparati a raffica, le pallottole che non uccidono o feriscono qualcuno distruggono l’ufficio della squadra dei cosiddetti “les italiens”, al 36 del Quai des Orfrèves, sede della polizia parigina affacciata sulla Senna. Appare chiaro che i colpi sono partiti da un edificio dirimpetto. La squadra della brigata criminale di Parigi composta da poliziotti francesi di origine italiana è dimezzata in pochi secondi. A terra ne restano tre, più una donna che era lì per fare una denuncia, altri sono feriti ma nonostante la concitazione Mordenti, Servandoni e Coccioni imbracciano le armi, infilano al braccio la fascia che li identifica come poliziotti e schizzano verso l’edificio di fronte, dalle cui finestre sono partiti i colpi. All’interno dell’appartamento nessun uomo armato, solo arredamenti di gran lusso e ai piedi della scala che porta a un soppalco una donna legata, bendata e imbavagliata con la sua stessa biancheria. È Océan d’Anglas, la padrona di casa, sotto shock oltre che per l’accaduto per la quantità di sangue che Mordenti ha addosso e per la rivelazione che erano loro i bersagli. In attesa che arrivi la Scientifica, les Italiens danno un’occhiata al soppalco dalla cui finestra sono partiti i colpi, esattamente di fronte al loro ufficio ma a una bella distanza: il cecchino sapeva davvero quello che faceva. Fanno qualche supposizione su quale possa essere il motivo di un simile attacco o almeno su chi fosse il bersaglio e aspettano che il medico finisca di visitare la signora. Avuto il permesso di farle qualche domanda, Mordenti cerca di capire almeno la successione degli eventi. Di ritorno al Palazzo di Giustizia, gli viene affidato il compito di accompagnare una pittrice: è bloccata lì dal momento della sparatoria in attesa che qualcuno vada a controllare il suo studio vandalizzato da ignoti. La donna risulta essere una transessuale che assomiglia in modo inquietante alla donna uccisa insieme ai poliziotti…

Enrico Pandiani è un grafico torinese sulla cinquantina (all’epoca dell’uscita), a vederlo sembra un gentiluomo di campagna, pantalone di velluto a coste, giacca, pipa e un’aria un po’ arcigna. Nel 2009 pubblicò questo Les Italiens (oggi riedito nella BUR Rizzoli assieme a tutti i capitoli della saga) e leggendolo a un decennio di distanza ti chiedi se possa essere davvero quel signore l’autore di un romanzo così folle – quando poi ci parli per 10 minuti capisci che “l’apparenza inganna” non è solo un modo di dire. Pandiani è (sarebbe più corretto dire è stato visto che nei successivi romanzi ha mantenuto il suo stile) una voce “nuova” nel panorama noir italiano, i “giallari” più agée leggendo di questi poliziotti ritroveranno un vecchio amico a cui in tutta evidenza Pandiani si è ispirato, Sanantonio detto Sanà, anche lui come Mordenti (il capo degli Italiens) è un poliziotto parigino sopra le righe come tutta la squadra, abbastanza refrattario alle regole, che non si fa scrupoli di usare la violenza coi delinquenti – mai gratis, comunque – e che usa un linguaggio gergale. Chi non ha conosciuto Sanantonio, troverà qui probabilmente una scrittura esagerata, situazioni al limite dell’incredibile, dialoghi a volte surreali. Niente di più lontano da una scopiazzatura sia chiaro, è palese che se non tutti i 173 – a memoria – romanzi di Dard, Pandiani ne ha letti moltissimi e ha riportato quello spirito in Les Italiens . Per inciso, è una squadra formata a tavolino dal commissario capo Bruno Pennaccino, convinto per qualche motivo che i poliziotti di origine italiana siano più solari allegri e fantasiosi: e infatti si tratta di una serie di personaggi a cui di sicuro non mancano né allegria né fantasia, sulla solarità possiamo discutere. Una storia tosta questa prima indagine, in cui Pandiani non ha lesinato sangue, violenza e cattiveria, bilanciandole con battute al fulmicotone e un’ironia di fondo che alleggerisce il tutto. Non manca neanche, a volerlo vedere, un messaggio sociale forte, probabilmente un po’ in anticipo sui tempi, ma che oggi risulta davvero incisivo.



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