Lettere a Hawthorne

Lettere a Hawthorne

Herman Melville e Nathaniel Hawthorne si incontrano nell’agosto del 1850 in un paese collinare del Berkshire, nel nord ovest del Massachussetts. Qui Hawthorne si è ritirato a vivere dal mese di maggio, insieme con la moglie Sophia e i figli Uni e Julian, dopo essere stato a lungo impiegato presso la dogana portuale dl Salem. A quarantasei anni ha già avuto modo di ottenere ampio riscontro in ambito letterario come autore di racconti e libri divulgativi per bambini. Da poco ha pubblicato La lettera scarlatta, che verrà considerato il suo capolavoro assoluto. Anche Melville, che ha quindici anni meno di lui, è a sua volta uno scrittore già affermato. Forte di una vasta esperienza marinara maturata in gioventù a bordo di baleniere e di altre imbarcazioni, vanta al suo attivo ben cinque romanzi di mare. Attualmente sta trascorrendo le vacanze estive nella vicina città di Pinsfield, ospite di parenti insieme con la moglie Elizabeth e il figlioletto Malcom. L’incontro tra i due scrittori accade nel corso di un’escursione campestre tra personalità culturali organizzata da un noto avvocato locale a nome David D. Field. Tale circostanza consente loro di conoscersi e di lì a poco, quando Melville lascerà la New York per stabilirsi con la famiglia nel Berkshire, di stringere uno stretto rapporto di amicizia, suggellato da continue frequentazioni e da un intenso scambio di corrispondenza…

La ricorrenza del bicentenario della nascita di Herman Melville, avvenuta a New York l’1 agosto del 1819, ha suggerito alla casa editrice Liberilibri il lodevole proposito di pubblicare nuovamente Lettere a Hawthorne. Il volume, che raccoglie le missive inviate dallo scrittore al collega Nathaniel Hawthorne tra il gennaio del 1851 e il dicembre del 1852, esce con testo in lingua a fronte e corredato da un apparato bibliografico ancor più ricco e aggiornato rispetto a quello edito venticinque anni prima. Allora come oggi la curatela è affidata Giuseppe Nori, professore di Lingua e letterature anglo-americane all’Università di Macerata, che ci guida alla lettura mediante l’accurata e approfondita analisi del suo denso saggio introduttivo. La raccolta di missive – ancorché delimitata da un breve arco temporale e resa incompleta dall’assenza delle lettere scritte da Hawthorne, smarrite o forse distrutte dallo stesso Melville - consente di incunearci tra le pieghe più intime e sfuggenti di un sodalizio breve ma intenso, non solo basato su consonanze culturali e affinità di pensiero, ma fatto anche di convivialità tra le rispettive famiglie. L’epistolario di Melville descrive con straordinaria raffinatezza momenti suggestivi delle loro frequentazioni. Come quando ad esempio dinanzi ad una bottiglia di acquavite fumavano il sigaro, discettavano di tematiche filosofiche, parlavano di vita terrena, immaginavano quella ultraterrena, si raccontavano storie del proprio vissuto. Sono lettere che si leggono dunque come capitoli di un racconto appassionante, che consente di delineare in maniera ancora più approfondita il profilo di due figure emblematiche convissute all’interno di un medesimo processo culturale. Ma che li spingerà di lì a poco verso direzioni opposte ma complementari fino all’estraniamento assoluto.



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