Letti gemelli

Letti gemelli
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Blanche ed Henry sono due persone che non temono le novità. Hanno lasciato da anni Centerville, Indiana, per trasferirsi a New York, si sono lasciati dietro senza un rimpianto la neovedova madre di Blanche, la mucca Evangeline, il cane Brush, il gatto Mazurca e non hanno mai visto il nuovo vitellino Zephyr nato dopo la loro partenza. Tutto questo pur di vivere in uno di quei palazzi quasi moderni, con un sistema di apertura porta dall’alto, anche se non ha la luce elettrica, con l’unica compagnia di una pianta della gomma. Il giorno in cui decidono di cedere all’ultimissima delle lusinghe della modernità e comprare due letti gemelli, non si aspettano certo che quello sarà il giorno in cui perderanno il controllo sulle loro vite. Arriva in visita una suocera ipertradizionalista e preoccupata dalla deriva che potrebbe prendere il matrimonio di sua figlia se ai letti separati si unisce un marito che esce da solo una sera a settimana, un supposto vicino di casa rientra brillo e nella casa sbagliata, e il livello di stress di Blanche raggiunge i livelli di guardia…

É una commedia degli equivoci deliziosa, quella che Edward Salisbury Field ha costruito nel 1913, che mantiene intatta la sua freschezza anche a distanza di un secolo. Non si fa alcuna fatica ad apprezzarne la leggerezza, l’ironia. Il plot inesistente fatto di un progressivo, parossistico montare di equivoci e double-entendre è costruito con maestria per prestarsi a riduzioni sceniche si teatrali che cinematografiche, che pure non sono mancate nel corso del Novecento. Un curioso spaccato di vita metropolitana d’antan, in cui troviamo le prime avvisaglie del difficile rapporto con la modernità di persone che provenendo dalla piccola provincia contadina, si ritrovavano a contatto con una società che si avviava a diventare tecnologica marciando a un passo sempre più serrato. Le sfide che dovettero affrontare non erano poi molto diverse da quelle che si ritroverebbe di fronte un redneck dei giorni nostri al primo impatto con la metropoli. Nonostante la brevità, è una lettura leggera, spensierata, un testo tradotto egregiamente che riesce a cogliere tutte le sfumature “di biondo” della tracagnotta Blanche, del solido Henry, della pragmatica suocera, dell’effimero Mr. Dean. Field si confronta con le supposte meraviglie del progresso con un divertito scetticismo. Se il pulsante apri porta è lo stato dell’arte della tecnologia, nasconde però perniciose potenzialità: nonostante le persone vivano tutte insieme come cioccolatini dentro una scatola, non hanno però la familiarità per bussare al proprio vicino, ma escono in piena notte per… inviargli un telegramma!



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