Lezioni di pace

Lezioni di pace

Il professor Giuseppe entra nella quarta B dell’Istituto “Ruffini” di Imperia. L’aula è stranamente silenziosa, il giorno prima i terroristi hanno ucciso ventidue persone durante il concerto di Ariana Grande, a Manchester. È l’ennesimo attentato islamico, i ragazzi hanno paura. Si chiedono chi è Maometto, se l’Islam è proprio una religione o una setta che vuole distruggere e sterminare tante persone innocenti. Maria rivolta al professore dice che ormai hanno paura a andare in discoteca, al cinema, al supermercato. Tutti intervengono, si interrompono, ognuno vuol dire la propria, ma affermano anche di non sapere molto sull’argomento e chiedono al professore di dirgli qualcosa in più. E il prof Giuseppe comincia con il racconto della discussione tra lo zio del suo amico, lo sceicco Hassan, esperto conoscitore della legge islamica e Ahmad, sostenitore del terrorismo. Un testa a testa di citazioni e affermazioni d’intenti che si chiude con degli spari. Il prof Giuseppe definisce i terroristi persone accecate dall’odio, dal desiderio di vendetta, che distruggono ogni cosa bella incuranti del dolore che procurano. Ma i musulmani sono tutti così? Per capire l’Islam e chi fosse realmente Maometto bisogna prima conoscere la storia di Khadigia…

Hafez Haidar, candidato al Nobel per la Letteratura nel 2017, è l’autore di Lezioni di pace con il quale ha vinto il Premio internazionale Comunicare l’Europa 2018. Haidar, scrittore, critico e intellettuale libanese naturalizzato italiano, ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana, è direttore generale internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze e presidente di diversi comitati per i diritti umani. In questo testo ha raccolto, in forma romanzata, una serie di lezioni fatte ai suoi studenti per far loro conoscere la cultura araba, la vita di Maometto, la nascita del Corano, l’influenza araba sull’Occidente, la diffusione della religione islamica, lasciando le ultime ventitré pagine al tema del terrorismo. Le pagine si susseguono tra le domande degli studenti e le risposte dell’insegnante, con la campanella che interrompe la narrazione e chiude il capitolo; la parte degli interventi degli allievi, quella strettamente narrativa, è un po’ slegata dal resto, quasi una forzatura e, anche se l’idea potrebbe essere simpatica, il risultato non è brillante. Invece tutta la sintesi di tematiche impegnative e episodi che ricoprono secoli e secoli di storia consegna al lettore una essenziale e chiara serie d’informazioni e spunti di approfondimento. Convinto sostenitore della cultura come “mezzo salvifico” Haidar vuole far comprendere ai suoi allievi prima e a ogni lettore poi, quanto il fondamentalismo islamico sia una spaventosa deviazione dell’Islam, che prende vita e forza dall’ignoranza, dal fanatismo e dagli interessi economici. Haidar sostiene che favorire il dialogo tra i popoli è uno degli strumenti più efficaci per sconfiggerlo, essere disponibili al confronto tra culture e religioni senza timore, è necessario diffondere un messaggio di pace per “creare un ponte culturale e cominciare a seminare qualcosa”, perché le religioni sono nate per unire, bisogna aver il coraggio di parlare di cultura universale, solidarietà e collaborazione fra popoli, non affermare queste cose, andare dietro la paura, seguire la legge del taglione è fare il gioco dei terroristi, che rifiutano ogni cambiamento, si basano su un’interpretazione sbagliata del Corano e attuano la manipolazione psicologica su chi è più fragile.



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