Libera Resistenza

Libera Resistenza

Terza Monti è la terzogenita di otto figli. Bella e imperiosa, è una ragazza che, a Carpena, nella Romagna fascista (a pochi metri dalla casa di donna Rachele), si sforza di tenere alta la bandiera della propria libertà: passa molto tempo in balera (alla Casa del popolo di San Martino in Strada), in preda a un valzer continuo di giovanotti. Ma, una mattina, è costretta a smettere, per iniziare a lavorare come operaia tessile alla Mangelli. “Emancipazione non era un termine adattabile ai tempi. Silenzio e sottomissione, piuttosto”. È proprio da quest’idea, tutta fascista, di sudditanza mascherata da rigore, che Terza partorisce la sua necessità di “lotta per i diritti”, sentendo scoppiarle dentro come una smania di svincolarsi dalle catene della becera subordinazione di massa. È in fabbrica che capisce quanto la ricchezza del padrone sia data dalla sua ignoranza. Riprende così a leggere, seppur con sforzo: Resurrezione di Tolstoj (prestatole da un compagno del partito) è il suo primo libro; e suo è il senso di libertà che ne trae: “Ora si poteva decifrare meglio la realtà attorno”. Ora le operaie sanno fare fronte comune, ora si può vivere persino la Resistenza, con uomini veri, tra cui Giovanni Zvanì… Biba nasce il 2 agosto 1980, a Bologna, proprio nel giorno della “strage di Bologna”. I genitori avvertono, in questa nascita, un destino segnato, e il desiderio d’insegnarle i sentimenti e i valori della libertà, della dignità. Biba diventa, così, una ragazzina diversa dalle altre, fuori dal comune: non s’accontenta dei discorsi vuoti dei suoi coetanei, non s’accontenta di Daniele… Terza e Biba, due generazioni diverse, sono entrambe accomunate dal bisogno di guardare oltre, oltre sé stesse (per mettere “qualche mattone [anche] per la vita degli altri”), e non solo…

Libera Resistenza è un romanzo-specchio: nella doppia struttura, come nella trama, come nella vita. Ci riflette e ci aiuta a riflettere. È uno straordinario elogio all’umanità, al suo volto migliore che sa resistere e trionfare proprio nel suo momento più infimo (“Se vai giù, a fondo, spicchi il volo!”). Luca Attanasio canta e decanta l’umanità (e non poteva essere altrimenti per un giornalista come lui: da sempre vigile sull’Uomo), distillandone tutto il meglio, perché: “l’uscire da sé, dal proprio piccolo cosmo, rende sempre saggi, migliori”. Racconta “l’intelligenza dell’Amore”. In Libera Resistenza, ritorna il concetto, padre di tanta letteratura, secondo cui “nessun uomo è un’isola”. Ritornano sotto banco: Silone, Calvino, Levi (un po’ meno sottobanco) e persino Hemingway (“E allora non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te.”). Risorge l’Uomo (proprio come il protagonista – menzionato nel testo – di Resurrezione di Tolstoj), oltre il credo cattolico o la fede comunista. L’Uomo Resiste, perché: “La Resistenza è una lezione. È come un paradigma di vita […] Resistere, ogni giorno, a chi vuole strapparti quei sentimenti, a chi non crede che il senso ultimo della vita siano proprio i sentimenti”. Attanasio, con una prosa limpida – che ben fonde storia, realtà e fiction –, c’insegna la Resistenza cucita addosso all’oggi, alla vita d’ogni giorno. La Resistenza, o resilienza, che è attributo principe dell’Uomo Libero.



 

 

 

 
 
 
 

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