Libertà in vendita

Libertà in vendita
Il crollo dell’impero sovietico ha decretato il trionfo dell’ideologia del mercantilismo e del consumismo, in ogni parte del mondo: quasi che si possa sancire che non esiste nessuna seria alternativa ideologica alle forze del mercato come sistema per organizzare l'attività produttiva. Ma la nostra società, le società di tutto il mondo, seguendo questo modello sono diventate più felici? Lasciando da parte i paesi del Terzo se non del Quarto Mondo, le cui popolazione accusano ancora problemi di sopravvivenza quotidiana, l’attivista inglese per i diritti umani John Kampfner risponde che le democrazie occidentali sì saranno più ricche, ma sicuramente sono meno libere. E sottolinea come le popolazioni di ogni democrazia abbiano scelto ormai di rinunciare all’esercizio di una parte dei propri diritti, pur di godere di maggior capacità di acquisto. Kampfner, infatti, dopo anni di giornalismo di denuncia, è diventato amministratore delegato della Index on Censorship, una delle maggiori organizzazioni per la promozione della libertà di espressione, ed ha cominciato a girare tutto il globo. Si è interessato, tuttavia, non di quei regimi dispostici “che governano con la canna del fucile”, bensì di quei paradisi del consumo formalmente democratici dove non si respirano (ancora) forti tensioni sociali. Primo fra tutti  Singapore, regno del consumo, del comfort estremo, dello sfrenato materialismo. Non poteva, poi, saltare la Cina ed il suo miracolo economico avvenuto all'interno di un sistema che interpreta la teoria della democrazia in base alle proprie esigenze. Da lì in Russia e poi verso il mondo arabo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti e la luccicante sfrontatezza di Dubai. Molta attenzione è riposta sul nostro Paese tanto che nel libro vi è un capitolo dedicato e la prefazione all’edizione italiana è decisamente corposa. Per Kampfner, infatti, l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi dimostra ampiamente la validità della sua tesi: “rivela come sia possibile approfittare del sistema politico non soltanto negli Stati teoricamente definiti autoritari: si tratta di una tendenza replicabile anche in Stati considerati democratici”…
Attingendo dalle esperienze dei suoi viaggi, Kampfner denuncia come le libertà civili e democratiche vengano sempre più erose in cambio di una prosperità economica e sociale che allontana la gente dall’interrogarsi sull’agire della politica e il suo rapporto con la libertà. Sembra che i governi di tutto il mondo abbiano stretto un nuovo patto con i loro cittadini: la repressione è selettiva, limitata a chi contesta pubblicamente e ‘causa problemi’. Nonostante abbiamo ancora negli occhi le manifestazioni degli “indignados” degli ultimi tempi, il numero delle persone che ricade in questa categoria è decisamente basso. Quanti sono quelli che si possono considerare autentici piantagrane? Quanta parte della popolazione è fatta di politici di opposizione, militanti di organizzazioni non governative, avvocati che prendono le difese di potenziali sovversivi, dissidenti o giornalisti d'assalto? Quante persone sfilano nelle manifestazioni, vanno ai comizi o partecipano a uno dei social forum mondiali? Il resto della popolazione può vivere più o meno come desidera, guadagnare e spendere i propri soldi, senza chiedersi - emulando i propri governanti - il perché delle drammatiche disuguaglianze sociali che persistono o si aggravano all’interno della propria nazione. Tutti si lamentano e accusano la o le caste, ma secondo Kampfner rimane drammatico il disimpegno dei cittadini dalla politica, quanto le carenze morali e culturali di una società che ha ormai assoldato il Dio denaro come unica passione per cui vale la pena muoversi: la democrazia partecipativa è praticamente scomparsa. I super-ricchi, i piuttosto ricchi e gli aspiranti ricchi, a San Pietroburgo come a Shanghai, a San Paolo come a South Kensington, argomenta Kampfner nelle trecento pagine del suo saggio, vivono in un mondo uniforme fatto degli stessi stilisti, degli stessi marchi, degli stessi siti di social network e degli stessi strumenti di comunicazione, delle stesse automobili sportive e delle stesse destinazioni turistiche. 

 

 

 

 
 
 
 
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