Libro

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Cos'è il libro? Cosa caratterizza, inequivocabilmente, un libro? E cosa differenzia la civiltà della scrittura dalla civiltà del libro? Come potrà influire l'ebook nella storia del libro? Quali forme nuove andranno ad assumere i libri, genere per genere? Gian Arturo Ferrari, ex professore di Storia del Pensiero Scientifico, ex direttore Rizzoli, ex direttore Mondadori, ex direttore generale della divisione Libri Mondadori – in altre parole, una delle figure più influenti dell'editoria italiana degli ultimi venticinque anni – medita su tutto quel che è accaduto (letteralmente) dall'invenzione della scrittura in avanti e va congetturando ciò che potrà accadere adesso, che ciò che sembrava eterno si sta forse radicalmente trasformando. Il saggio è suddiviso in tre parti: una dedicata al “primo libro, il libro manoscritto”; una dedicata al “secondo libro, il libro stampato”, infine una, più breve e forse inevitabilmente visionaria, riservata all'inquietante “terzo libro, il libro elettronico”...  
A metà strada tra la storia del libro e la filosofia del libro, il saggio di Gian Arturo Ferrari è una spericolata retrospettiva su qualche migliaio d'anni di civiltà e cultura occidentale, speziata da un'erudita aneddotica. Scritto nell'epoca in cui non soltanto “fare libri” cambia, o sta per cambiare, ma anche “scrivere libri” sta assumendo, in diversi contesti, un senso e una portata radicalmente differenti, Libro ricorda con elegante semplicità che fondamentalmente – essenzialmente – un libro è “qualcosa che comincia e che finisce”: è “un qualcosa dotato di un capo e di una coda”. E forse, aggiungo io, è qualcosa scritto con la consapevolezza che il concetto di “fine” è una benedizione, e va preservato e custodito e tramandato. La storia della nostra specie ha vissuto periodi di “civiltà testuale senza libro”, e probabilmente la natura dell'ebook non potrà che rivelarsi, o confermarsi, “altra dal libro”, in questo senso: come brillantemente osserva il professor Ferrari, nell'ambito dell'editoria di conoscenza, quella in cui il digitale ha decisamente sopraffatto il libro, circolano non libri, ma “prodotti digitali”, ibridi tra testo e servizio, fondati sul principio dell'aggiornamento frenetico e – va da sé – della rapida obsolescenza. Diverso il discorso per tutti gli altri ambiti editoriali. La morale della favola di Ferrari è che esisteranno “numerosi e diversi futuri per numerosi e diversi tipi di libri, ammesso che si possa continuare a chiamarli così”: l'antica unitarietà del libro è definitivamente compromessa. Servirà fantasia per orientarsi a dovere in una civiltà della scrittura estranea al libro. E una bizzarra quantità di tempo libero.

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