A libro aperto

A libro aperto

Cosa significa leggere un libro? Perché un libro ci colpisce più di un altro? È importante leggere? A questi e a molti altri quesiti si trova soddisfazione. Leggere un libro non significa soltanto leggere una storia, scritta da qualcuno, con parole che ci possono piacere o meno. Ogni libro è un incontro: “L’evento dell’incontro è un evento che modifica il nostro rapporto con la legge che presiede lo scorrere consolidato del tempo. Per questa ragione possiamo definire “incontri” solo quegli eventi capaci di dare una forma nuova alla nostra vita, che, appunto, contribuiscono a trasformarla.” Un libro che è un incontro “colpisce” il lettore nella misura in cui egli si sente vincolato alla lettura, non riesce a staccarsene, “non sono più io che vado verso il libro ma è il libro che viene verso di me; non sono più io che cerco il libro ma è il libro che mi cerca”. Questo legame biunivoco, per cui è possibile dire che è il libro “che mi legge”, ci fa scoprire pezzi, lampi di noi di cui non eravamo a conoscenza, a livello conscio. Non è un’esperienza facile, il libro non è “burro”, molto spesso è una parete verticale da scalare, un muro, che ci porta “in un mondo che non conosciamo, che ci separa dalle nostre credenze e dalla nostra identità costituita” che è la conditio sine qua non per poter scoprire i nostri segreti, i nostri fantasmi, ciò che è sepolto nell’inconscio. Questo succede perché la lingua del libro entra a contatto con la nostra “lalingua” cioè la lingua primaria, inconscia, la lingua primigenia dei primi contatti con i soggetti che si occupano del bambino e che è costituita da “frammenti di memoria, immagini, affetti, tracce accavallate, stratificate nel nostro passato”...

Massimo Recalcati è uno dei maggiori psicanalisti italiani. Di estrazione lacaniana, è direttore scientifico di IRPA, scuola di specializzazione in psicoterapia e, nel 2013, ha fondato JONAS Onlus, centro di clinica psicoanalitica per i Nuovi Sintomi (disturbi alimentari, attacchi di panico, etc.) che, oltre a offrire visite e sedute a tariffe accessibili, si occupa di formazione e di divulgazione e ricerca scientifiche; la sede centrale è a Milano e circa una ventina sono le affiliate in tutta Italia. Il grande merito di Recalcati è senza dubbio aver portato la dottrina di Jacques Lacan ad un livello di estrema comprensibilità, grazie alle sue innegabili doti di divulgatore (il suo essere prima di tutto un insegnante si fa sentire), attraverso i suoi libri, le lectio magistralis e gli interventi a molte importanti manifestazioni culturali. In A libro aperto, dopo una prima parte che ci introduce alla sua personale visione di cosa sia un libro e dei risvolti che la lettura provoca, e dove esplica brevemente i concetti lacaniani di “a-mur” e de “lalangue”, si incontra una seconda parte squisitamente autobiografica nella quale Recalcati si racconta, elencando alcuni libri che lo hanno segnato, sia a livello umano sia professionale. Così sappiamo che l’Odissea lo ha catturato bambino mentre guardava l’omonimo sceneggiato televisivo e che si è rivisto in Telemaco perché entrambi avevano un padre assente (suo padre era un floricoltore che lavorava giorno e notte), che Il sergente nella neve gli ricorda il suo difficile venire al mondo (nato prematuro, gracile), solo per citarne alcuni. La sua vena autobiografica è una costante dei libri e degli incontri pubblici: durante una lectio al Teatro Parenti di Roma, a tema la nevrosi, ha sempre parlato al plurale maiestatis, “noi nevrotici”. Ciò che molti suoi detrattori definiscono banale e ovvio, in realtà è la traduzione psicanalitica e quindi scientifica di ciò che ci accade o può accadere nel nostro quotidiano. Fatemi capire: Freud ha potuto spiegare i nostri tic e i nostri lapsus in Psicopatologia della vita quotidiana ma a lui, il “tronista della psicanalisi” (cit.), colui che ha tonnellate di fans femmine adoranti “che si comprano i suoi libri come appendice fallica” (cit.) perché non possono spupazzarselo, a lui dicevo, non è consentito esprimere il suo pensiero perché ha una bella faccia e quindi voi critici maschi “celoduristi” vi vendicate deridendo il suo contributo? Tornando a cose serie, sto scrivendo di un libro particolarissimo, un libro che mentre lo si legge spiega perché lo si sta leggendo, un libro specchio, scritto bene (e ben venga), con un linguaggio tecnico ma comprensibile ai più (perché sempre spiegato), sincero e personalizzato a dovere per non far sentire il lettore solo nel suo percorso. Massimo Recalcati c’è, per fortuna.



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