L'inattesa piega degli eventi

L'inattesa piega degli eventi

Il trentenne Lorenzo Pellegrini nel 1960, in una - fanta – Repubblica d'Italia fascista vincitrice della Guerra e pronta ad assistere alla disputa fra Pavolini e l'eterno rivale Italo Balbo per la successione al trono di un Mussolini oramai settantasettenne e prossimo a tirar le cuoia, si gode il doppio privilegio di essere un brillante cronista di grido dello “Stadio Italia”, promesso dal Direttore della testata alle ormai imminenti XVII Olimpiadi di Roma, e di essere il non troppo segreto amante di lungo corso nientepopodimeno che della Tosetti Margherita di Sommariva, figlia di Arturo Tosetti, editore dello “Stadio Italia” medesimo. Fin qui tutto bene. Il guaio però è che Lorenzo, scapolo e disinvolto giovanotto, abituato ad attingere a mani basse dalle disponibili braccia di signorine compiacenti fino a trasformare la sua mansarda in un tabarin, inevitabilmente un bel giorno commette il suo passo falso. La Tosetti neanche a dirlo, inviperita e oltraggiata, gli giura tremenda vendetta. E così, un pomeriggio di marzo Pellegrini viene avvicinato dal Direttore del giornale. Questi gli comunica di vedere grosse nubi addensarsi al suo orizzonte e di cominciare a preparare le valigie perché l'editore in persona gli vuole parlare. Il poveretto già presagisce e si prepara al peggio ma quando Tosetti padre l'accoglie con un perentorio: “Ecco il coglione numero uno”, capisce di esser inevitabilmente giunto al capolinea. Pochi giorni dopo infatti, con gli accrediti per le Olimpiadi - e l'intero circo di movida brulicante attorno ad esse che il Pellegrini già pregustava – divenuti oramai un lontano ricordo, si ritrova per contrappasso e senza poter batter ciglio in Africa Orientale - che dopo l'armistizio è diventata una Repubblica associata - per seguire le ultime giornate della Serie Africa, la lega calcistica africana, sponsorizzata dalla Federcalcio romana e da alcune aziende private del Corno d'Africa. Qui però, con somma sorpresa dello stesso Pellegrini, il giovane cronista finirà per compiere un percorso umano che andrà ben al di là di semplici e asettiche cronache pallonare. L'inattesa piega degli eventi, insomma, diverrà un mondo tutto da scoprire ...
Enrico Brizzi, enfant prodige tondelliano della letteratura anni '90, torna al romanzo dopo una parentesi - anche esistenziale - fatta di reportage sulle imponenti traversate a piedi per il mondo da lui compiute negli ultimi anni. E lo fa con un libro di fantastoria e fantapolitica davvero impeccabile. Un'epopea di cinquecento pagine scritta con uno stile coinvolgente, godibile e leggero, per raccontare attraverso la metafora del calcio - da sempre passionaccia nazionalpopolare - l'evoluzione interrazziale dell'Africa Orientale, ancora soffocata dal colonialismo nostrano e ben lungi dalla possibilità di riuscire ad affrancare la propria personale identità. Una riflessione sui molti vizi e le poche virtù di un'Italia passata e inventata, in verità terribilmente somigliante a quella presente e reale. Nota di merito alla meravigliosa illustrazione - East african football players #1-8 – di Valerio Taumann che fa da copertina al romanzo, firmato Baldini Castoldi Dalai, casa editrice che per prima ha creduto in Brizzi strappandolo a Transeuropa per consegnarlo definitivamente all'olimpo letterario di serie A.
 

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