L'incidente

L’incidente
Un taxi, mentre si dirige verso un aeroporto austriaco, la mattina del 17 ottobre di un anno imprecisato, senza un motivo apparente al chilometro 17 esce fuori di strada e precipita nel vuoto. I due passeggeri che trasporta, un uomo e una donna, muoiono all’istante. Unico superstite il taxista, che una volta uscito dal coma non sa spiegare la dinamica dell’incidente. Ripete solo che all’improvviso ha visto dallo specchietto retrovisore qualcosa che l’ha terrorizzato e distratto dalla guida: i due avevano “cercato in tutti i modi di baciarsi”. Gli inquirenti, non riuscendo a fare chiarezza, chiudono il caso come “incidente atipico”. Ma l’uomo, Bessfort Y., non è una persona qualsiasi, è un analista albanese alle dipendenze del Consiglio d’Europa, che si occupa dei Balcani occidentali, e pure la donna, l’affascinante Rovena, stagista dell’Istituto archeologico di Vienna, è di etnia albanese. Per questo al loro incidente cominciano ad interessarsi i servizi segreti albanese e serbo. Vengono spulciati i verbali della polizia, le testimonianze, si fanno indagini, si raccolgono informazioni, ma tutto resta nebuloso. Emerge una relazione molto passionale tra l’uomo e la donna, caratterizzata da cambiamenti d’animo repentini e anomali, al punto che Bessfort tratta Rovena come una prostituta o la sua call girl. Gli inquirenti si chiedono se sia stato un incidente o piuttosto un omicidio di natura passionale o politica, tanto più che l’analista è sospettato di essere coinvolto in affari anti-serbi. Mentre i servizi segreti, non venendo a capo di nulla, decidono di abbandonare l’inchiesta, si affaccia un altro investigatore che, sapendo dove mettere sapientemente le mani negli archivi, riesce a intravedere nuove verità...
L’amore esiste? E, se esiste, che cos’è? Sono le domande che affiorano man mano che l’inquirente cerca faticosamente di ricostruire il mosaico della passione tra Bessfort e Rovena. Ismail Kadaré innesca un’elegante estetica delle possibili variazioni dell’amore, provando a penetrare in profondità nella psicologia degli amanti, per riportare alla luce il loro inconscio, che finisce poi inevitabilmente di riversarsi sul comportamento. Tutta la geografia dell’amore e del piacere è percorsa, toccando i topoi classici: il possesso, la sottomissione, la gelosia, l’infedeltà, la mancanza di libertà, il masochismo, il senso della perdita. L’esperienza passionale è paragonata a quella del filosofo Empedocle, che per assistere in modo autentico allo spettacolo dell’Etna vi si buttò dentro. Anche l’amore è visto come una zona nera, non più umana, che fa paura, ma che può portare alla purezza. È il tentativo di ricercare un amore nuovo, che escluda ogni “infedeltà” e “separazione”, ma impossibile da realizzare in quanto non potrà mai escludere “il rischio della perdita”. Solo la morte forse può trovarlo. Lo scrittore albanese non dà risposte, lasciando tutto in sospeso, anzi disseminando elementi distrattori, come i continui riferimenti politici all’Albania post-comunista. Con L’incidente Kadaré scrive un romanzo sulla nostra incapacità di vedere, di distinguere la realtà dalle apparenze, perché “il mondo è molto più complesso di quanto sembri”. Fa un discorso eminentemente metaletterario, nel quale ogni forma assume una diversa verità a seconda di chi la esprime (o la scrive). Non a caso il romanzo ha diversi punti di vista, mai coincidenti tra loro, di Bessfort, di Rovena, dell’amica Lulù e dell’inquirente. Un gioco di specchi incessante, rappresentato da precisi riferimenti letterari, come La novella del curioso indiscreto di Miguel de Cervantes, dal costante rimando al sogno e simboleggiato dallo specchietto retrovisore del taxi. Quasi che Kadaré voglia ribadire ancora una volta tutta l’ambiguità della vita e della letteratura.

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