L'inquilino

L'inquilino

Chi è Fred, ammesso poi che il suo nome sia proprio questo? Di lui Carlo sa poco o niente, gli si è presentato alla porta dopo aver letto l’annuncio, et voilà: stanza affittata (e come diavolo abbia fatto a trovare la casa, beh, questo è proprio un mistero, visto che sul giornale l’indirizzo non era indicato). È così che Carlo, giovane traduttore vessato e in perenne affanno economico, costretto da una serie di bollette non pagate a mettersi in casa un estraneo, si ritrova a convivere con un inquilino che sembra l’incarnazione di tutti i difetti del creato. Invadente, manipolatore, sporco, maleducato, puttaniere, seduttore di minorenni, maschilista, viscido, appiccicoso come un chewing-gum attaccato alla suola di una scarpa… Una specie di parassita, insomma, simile a uno di quegli insetti rivoltanti che escono dagli anfratti umidi e che sono così respingenti che persino schiacciarli diventa un’impresa. Da quale recesso è sgusciato via il “caro” Fred? Qual era la sua occupazione prima di dedicarsi con tanta abnegazione a rendere infernale la vita già molto ammaccata del suo padrone di casa? Carlo teme di saperla, la risposta. Perché, guarda tu la coincidenza, l’arrivo di quell’essere immondo ha coinciso con l’omicidio di una vecchietta, proprio nel palazzo di fronte…
Un timido traduttore, sufficientemente sfigato, e un inquilino orribile eppure vincente: Carlo e Fred, diversi come la notte e il giorno, come Edward Norton e Brad Pitt in Fight Club… Lo confessiamo: il timore di un clamoroso (e ormai vieto) colpo di scena finale del tipo “io sono la tua metà oscura” o “io e te siamo la stessa persona” l’abbiamo provato, perché non è così scontato che uno scrittore sappia rinunciare alle trovate a effetto, al fumo – anche se l’arrosto è scarso (ma non è questo il caso). Quindi non smetteremo mai di ringraziare Marco Vichi – questo è tra l’altro il suo primo romanzo, dopo racconti e testi teatrali – per averci risparmiato un finale che avrebbe retrospettivamente rovinato una piacevolissima lettura, ritmata da una scrittura senza fronzoli, rigorosa, incalzante. Naturalmente non staremo qui a svelarvi chi si diverte ad assassinare vecchiette e non vi diremo nulla di più sull’insopportabile Fred, non lo faremo anche se nutriamo il dubbio che la suspense e l’intrigo giallo siano solo apparentemente gli ingredienti principali di questa storia. Perché, forse, l’essenziale è sullo sfondo, come una nebbiolina umida, fredda. Ed è il senso di solitudine e di sbandamento metropolitani, è la malinconia d’asfalto e cemento che avvolgono la vita di Carlo (e non solo la sua) molto più delle spire – velenose? – del suo orripilante inquilino.

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