L'Italia delle meraviglie

L'Italia delle meraviglie
Negli anni ha girato per mostre e per musei, ha perlustrato antiche chiese e imponenti palazzi rinascimentali, ha visitato borghi medievali e capoluoghi del periodo barocco, con l’occhio vigile del conoscitore che è capace allo stesso tempo di trasferire la sua passione visiva all’analisi dei testi e di trasfondere le sue competenze per individuare identità e appartenenze, per svelare simboli che si annidano nelle pieghe della grande pittura. E’ stato nella Trieste di Italo Svevo e James Joyce, dove la libreria di Umberto Saba è diventata una biblioteca e dove il Museo Rivoltella è ormai considerato uno dei più belli dell’arte contemporanea d’Italia. Nella Padova di Giotto, capitale della pittura del Trecento e nella Gardone Riviera del D’Annunzio. Tra anonime e intense figure quattrocentesche affrescate in un edificio gotico di Milano e i tesori dell’Arte padana: ovunque presenti a Bologna, Parma e Ferrara, ma anche disseminati in molte altre località dell’Emilia e della Romagna. Nella peculiarità della Urbino di Raffaello Sanzio e di Federico Barocci, nei sapori e nelle atmosfere di Spoleto, Norcia e Assisi. Dal punto focale di Roma è sceso a Napoli e Pompei, ha guardando a oriente ed è sceso negli abissi fino ai Bronzi di Riace. E poi ancora leggende, storie, questioni d’arte, fino a tracciare una vera e propria cartografia del cuore…
Insuperabile nel conciliare erudizione e intuizioni critiche, Vittorio Sgarbi concepisce un libro che si avvale di un linguaggio semplice e del ricorso a numerose fotografie e che non fa certo rimpiangere il confronto ostico con i testi scolatici o i tempi rapidi impiegati nelle insufficienti consultazioni dei manuali turistici. La sua è una ricognizione sul vasto patrimonio culturale del nostro paese che ha sia il senso del sublime, sia il sentimento della vita, l’eco del linguaggio confidenziale e la convinzione che l’arte sia una risorsa fondamentale dell’uomo. Il volume si presta a essere utilizzato dai lettori che hanno bisogno di una guida di tipo non convenzionale, ma piuttosto di una cartografia che riannodi i fili dispersi di un patrimonio ricco e complesso, trascurato e sradicato dal senso della civiltà attuale. E insieme costituisce un ottimo strumento anche per quelli più avveduti, dimostrando che qualunque argomento sia egualmente leggero e profondo a seconda del modo in cui viene trattato. L’indagine dei beni artistici ne risulta per tanti versi rinnovata, e non perché riplasmata dall’invasiva e pregnante visione del critico di professione, ma perché svincolata dalla consueta presentazione storico-artistica. E da qui ricondotta nei confini di una ricostruzione che parta dalla capacità ricettiva dell’autore d’intendere la muta eloquenza delle opere in virtù della lunga esperienza e dell’appassionata, curiosa frequentazione.

Leggi l'intervista a Vittorio Sgarbi

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