L'Italia s'è mesta

L'Italia s'è mesta
Paese di qualunquisti e corrotti. Terra di malavitosi e mafiosi. Patria degli abusati stereotipi “pizza, mandolino, sole e mare, belle donne e aitanti latin lover”: è questa l’Italia che gli altri - quelli che nascono, vivono, mangiano e amano altrove - conoscono in fin dei conti da sempre. A descriverla con tutti i suoi vizi si sono appassionati persino fior di scrittori, da Goethe che sulla scia del Grand tour europeo - al tramonto del Settecento - ne lamentava la violenza a Dickens che a metà Ottocento la descriveva insonnolita tra cumuli di macerie e vivaci lestofanti… A centocinquant’anni dall’Unità, che cosa è rimasto del Belpaese detentore di storia, arte, cultura, generosità, virtù altrettanto sapientemente documentate ed elogiate? La nostra gloriosa paeninsula è stata definitivamente sommersa dai luoghi comuni e dalla cattiva fama, magari è caduta in un preoccupante stadio letargico, dopo aver levato le braccia in segno di resa all’insormontabilità della burocrazia, alla prepotenza della furbizia sull’onestà, alla pratica costante dell’oblio?
A queste e ad altre domande, memore dell’insegnamento del maestro Indro Montanelli che affermava: “non è vero che la patria si difende senza discutere; la si difende discutendola, così come è discutendo la nostra società borghese e denunziandone noi stessi i difetti e le debolezze che la si puntella”, Mariano Sabatini, giornalista, scrittore e autore di programmi televisivi di successo come Il tappeto volante e Parola mia, tenta di dare risposta, affidandosi alle autorevoli voci “super partes” dei corrispondenti stranieri che si occupano oggigiorno del soggetto Italia. Nel mirino, in particolare, ci sono il quasi ventennio (riferimento analogico puramente casuale?) berlusconiano e i profondi mutamenti antropologici (Pasolini si rivolterà, ovunque adesso giaccia) sociali, politici e di costume derivanti dalla nuova cultura del “berlusconismo”. L’analisi dei giornalisti è (salvo alcune eccezioni) sostanzialmente concorde nel giudizio negativo sul premier, collezionista di gaffe, attentatore alla Costituzione Italiana, istigatore all’evasione fiscale, sostenitore incallito delle leggi ad personam, irriducibile abusatore del potere, nemico e sovvertitore della Magistratura, mistificatore della realtà, mago dell’irretimento, spavaldo machista, malato di sesso (Veronica aveva avvertito) e scandalosamente contro la morale (il Noemigate è solo una ciliegina sulla torta). L’Italia è il ricettacolo delle anomalie. Mettiamocelo tutti in testa e non semplicemente perché lo dice il multiforme sguardo della stampa estera! “Papi”-Berlusconi, d’altra parte, non è l’unico imputato. Se dinnanzi a tanto scempio continua a ricevere consensi, bisognerà pur avvedersi che la sua opera di “ipnosi di massa” gli sia stata anche consentita dall’assenza di una salda, convinta, credibile opposizione, che troppo a lungo ha sottovalutato i suoi poteri (sulla televisione, soprattutto, che “educa” e alleva proseliti). Ed eccoci qui, ordunque, a un altro atteso, reiterato quesito: che fine ha fatto la sinistra? Come ha potuto lasciare la democrazia in balìa del totalitarismo mediatico a misura di Cavaliere, facendola scivolare verso quella che viene da alcuni definita “dolce dittatura”? In preda a una cistosa crisi identitaria, prima che di leadership, gli uomini del PD vacillano senza un programma compatto, squartati dalle mine dipietriste e offuscati dai movimenti ancora poco chiari, ma senza dubbio meditati di colui che qualcuno si arrischia a chiamare “compagno”: Fini - creatura di Almirante che oggi si dice liberale - che chi ha buona memoria ricorderà in altri tempi quando alzava il braccio destro intonando quel motivetto che piaceva tanto: eia eia alalà. L’Italia s’è mesta perché dell’elmo di Silvio s’è cinta la testa, parafrasa amaramente Sabatini in questo suo reportage che non ambisce a essere un saggio, bensì una raccolta corale di opinioni tanto più attendibili quanto più disinteressate sulla realtà che ci riguarda da vicino: scuola, università, ricerca, cultura, lavoro, e ancora Chiesa, omofobia, discriminazioni di sesso… Siamo davvero condannati all’abisso oppure troveremo la ricetta per ridestare la nostra amatissima Nazione, la cui immagine si riduce all’oggi in una disonorevole e derisa caricatura? Le firme di Itar-Tass, Arte, The Herald, Business Week, Frankfurter Allgemeine Zeitung, El Mundo, Le Figaro, CNN, BBC, Nuovel Observateur qui ospitate non hanno certo la bacchetta magica, ma ci aiuteranno quanto meno ad avere una visione più allargata dei fatti e dei misfatti della nostrana politica, come di questo popolo, straordinario e odioso alla stessa stregua, di cui siamo parte, talvolta, per fortuna, con ostinato orgoglio.

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