Lo scrittore inglese

Lo scrittore inglese

Roma. In un pomeriggio piovoso dei primi giorni di ottobre il bar della Casa del Cinema a Villa Borghese insolitamente appare deserto. Al suo interno è presente solo una coppia di giovani fidanzati. La ragazza si chiama Saffron. Ha il corpo slanciato e i capelli rossi, indossa una tuta sportiva e succhia un centrifugato dalla cannuccia. Il ragazzo che le siede dinanzi è a sua volta molto alto ed equipaggiato da jogging. Il suo nome è De Witt Henry III. Hanno noleggiato una vespa per compiere una giro del parco volendo emulare Gregory Peck e Audrey Hepburn, ma la pioggia li ha costretti a ricoverare in luogo coperto. Qui il giovanotto, che da tempo ha deciso di prendersi una pausa di riflessione e di disintossicazione dal cinema, illustra alla fidanzata il suo nuovo progetto artistico. Da quando non guarda più né film né televisione, si è immerso nelle profondità della lettura di testi e lettere della letteratura inglese del Settecento. E ne è riemerso con l’intento di dare vita a un’opera capace di rievocare il rapporto che in quel tempo si dipanava tra autori che pubblicavano libri in serie o a puntate sui giornali e lettori che li tempestavano di lettere con cui invocavano modifiche e suggerimenti. Come quelle di un’anonima donna che nel luglio del 1748 vennero recapitate a Samuel Richardson…

I libri di Masolino d’Amico – scrittore e traduttore, giornalista e sceneggiatore, già docente di letteratura e lingua inglese all’Università di Roma – non passano mai inosservati. A suscitare l’apprezzamento della lettura del presente testo è una miscela perfetta tra erudizione, doti narrative e divulgative, capacità di appassionare il lettore mostrandogli gli squarci inediti di un’epoca in cui i libri di scrittori quali ad esempio Arthur Conan Doyle e Charles Dickens furono influenzati in corso d’opera dalle reazioni dei lettori. L’attenzione del nuovo libro di d’Amico si sofferma sul caso di Samuel Richardson (Mackworth 1689 – Londra 1761) considerato il padre del romanzo sentimentale inglese, universalmente noto per due monumentali romanzi: Pamela, o la virtù premiata e Clarissa. La pubblicazione della prima opera diede spunto ad altri autori per scrivere testi che recepivano le variazioni suggerite dalle opinioni dei lettori, poiché a quel tempo non esistevano ancora i diritti d’autore. La seconda, invece, fu accompagnata tra gli altri da un flusso epistolare di richieste d’intervento sulla vicenda narrata da parte di una misteriosa lettrice che amava firmarsi con lo pseudonimo di Belfort. Leggetele anche voi e seguite il filo del racconto di De Witt Henry III con la stessa curiosa pazienza di Saffron.



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