Lo spartito del mondo

La sapiente cultura umana ha sempre parlato anche attraverso la voce, forse prima con i suoni che con le parole. A sua volta, la musica ha sempre fatto incontrare e dialogare persone, linguaggi, culture. Così, intraprendere un viaggio musiculturale attraverso il tempo significa compiere esplorazioni sorprendenti e stimolanti, cominciare a scrivere uno spartito del mondo intero. Restando nell’ultimo mezzo millennio, migrano le danze e gli strumenti musicali fra gli Stati e i continenti, si avvicinano e contaminano le tradizioni occidentali colte e le culture musicali extraeuropee, alcuni musicisti riescono a unire i popoli pure in totale contrasto rispetto a ciò che contemporaneamente accade nelle società (spesso fra tensioni politiche e militari). Il volume del musicista Giovanni Bietti (compositore, pianista, musicologo) prende in esame alcuni momenti significativi del dialogo musiculturale nella storia europea dal Rinascimento ai giorni nostri, ossia approssimativamente dalla nascita della stampa e dell’editoria musicale (1501) fino all’odierna era della musica “riprodotta”, del disco, del CD, di YouTube. Ovviamente l’autore è consapevole che da sempre esiste pure una zona d’ombra nella storia della musica, un lato ambiguo e contraddittorio: il rapporto con il potere e, di conseguenza, con il mercato. Negli ultimi decenni, poi, la relazione tra aspirazioni artistiche e interessi economici e commerciali si è fatta ancor più intricata da decifrare e divulgare, una concatenazione più che una divagazione…

Il viaggio si sviluppa come un racconto cronologico, attraverso undici capitoli: singoli musicisti, periodi epocali o specifici generi ed evoluzioni estetiche, con esempi musicali audio di accompagnamento e riferimenti conclusivi di approfondimento specialistico; in fondo una buona nota bibliografica, un utile glossario di una sessantina di termini essenziali, l’indice ricco dei nomi e di selezionate tracce audio. Il primo spunto è dedicato a Orlando di Lasso che nel 1573 pubblicò a Monaco un libro contenente 28 composizioni di quattro diverse lingue (latino, tedesco, francese, italiano) a quattro voci ciascuna, insieme a quattro Dialoghi a otto voci nelle quattro lingue. Musicultura appunto, è questa la chiave, una curiosa insopprimibile vocazione al meticciato come incontro, confronto, ibridazione, mescolanza e talora fusione, come sogno ed esperienze plurivalenti di generi e forme, usi e costumi, stili e strumenti intorno alla musica. Il secondo capitolo è dedicato al fondamentale “cambio di passo” che fra Quattrocento e Cinquecento ebbe la danza, il genere che migra con più facilità, si sposta da un luogo all’altro e di adatta rapidamente alle caratteristiche delle varie culture, grazie a ritmo e ripetizioni quasi sempre senza testi verbali e nobile accesso ai balli di corte. Seguono capitoli che affrontano la complicata accoglienza delle musiche di popoli lontani (ebrei, turchi, arabi, cinesi) rappresentate all’inizio in modo grottesco e deformato, la musica strumentale della prima metà del Seicento, la sorprendente vicenda sinfonica della Tarantella (e prima ancora della Pizzica), la specifica funzione universale svolta dalla Nona di Beethoven (nel 1824 la prima esecuzione), le scuole nazionali dell’Ottocento, il ruolo di Debussy (1862-1918) nell’elogio dei piccoli popoli, i microcosmi dell’ungherese Béla Bartók (1881-1945), per chiudere con la nostra era della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte (anche musiculturale).

 


 

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