Lo Stretto del lupo

Lo Stretto del lupo

Lapponia norvegese. È la fine di aprile e le ore di luce sono circa diciotto. Le renne stanno iniziando a spostarsi in cerca di erba fresca sull’isola di Kvaløya e per raggiungerla devono passare a nuoto lo stretto. Un movimento falso può causare una catastrofe. E la catastrofe accade. Gli animali di Erik Steggo, invece di dirigersi verso riva, si mettono a girare in tondo in un vortice fatale e, nel tentativo di salvarle, il giovane annega. Un tragico incidente o qualcuno ha spaventato apposta il branco? Klemet Nango e Nina Nansen della polizia delle renne battono una pista che porta a galla vecchi rancori e nuove speculazioni. Quando altre morti anomale seguono quella di Erik, l’idea di un disegno criminale si fa sempre più fondata...

Dopo L’ultimo lappone Olivier Truc continua a svelarci il fascino inospitale del Grande Nord, con quei giorni interminabili in cui il sole non tramonta mai, esasperanti quanto la lunga notte polare. Accanto all’intreccio poliziesco resta in primo piano lo scontro tra una cultura che sta scomparendo e uno sfruttamento selvaggio che non si cura di cancellarne ogni traccia. Perché la scena dei decessi sospetti è al centro degli interessi delle compagnie che estraggono gas e petrolio dal Mare di Barents. Per loro le consuetudini sami della transumanza e delle rocce sacre che intralciano il passaggio sono solo un ostacolo da rimuovere senza badare a scrupoli. Esattamente come, senza alcun rispetto per la sicurezza e la vita umana, utilizzano i sommozzatori che effettuano le ricognizioni e i lavori sottomarini. Truc abbonda in atmosfera e in denuncia, diluendo la tensione che ci si aspetta da un thriller. Ma, più che l’intreccio giallo, quello che gli preme è raccontare un mondo remoto e in pericolo, tramandandone le usanze e cesellandone i personaggi. E ancora una volta centra l’obiettivo con una narrazione partecipata e magnetica che sa di spazi sconfinati, di silenzi rarefatti, di malinconici joik che cantano un tempo che sta svanendo, sciogliendosi come la neve della tundra con il tepore della primavera.


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