L'odore afrodisiaco del cloro

L'odore afrodisiaco del cloro
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Vita, morte e un miracolo. La vita è quella che Preziosa, ultima di sette figli maschi, custodisce dentro di sé per nove mesi, poi dieci, undici, dodici, fino a perdere il conto: ciò che conta è far sì che la creatura nasca dall'altra parte del confine, per essere fin da subito un bel bambino americano. Per quattro anni, divenuta oramai solo un involucro di pelle tesa, Preziosa arranca a piedi, in auto, in bus, verso una soglia invisibile ma insuperabile, decisa a non mollare il prezioso frutto fino al compimento della missione: trovare due genitori seri e perbene, forse solo un po' perplessi davanti a quel figlio adottivo tanto taciturno. La morte è quella pianificata dal presidente nelle stanze dei bottoni alla Casa Bianca, organizzata in grandi piani di fuga precisi fino alla noia per prepararsi ad ogni evenienza: attacchi atomici, guerre, catastrofi, ciascuno al suo bunker e ad ogni bunker una famiglia ordinata e padrona della situazione. Al suonare degli allarmi, però, le persone si guardano negli occhi dimenticando le regole della sopravvivenza: le esercitazione diventano folli esplosioni di gioia, sesso e sregolatezza, perché "l'ultimo giorno", seppur fittizio, è il momento giusto per compiere gesti insensati e tremendamente importanti. Il miracolo capita invece a Julia e Jonas, in maniera inaspettata, in una mattina come tante: il loro primo figlio è tornato ad essere bianco. Gabriel, Gabe, è infatti nato nero, senza che dietro ci sia nessun tradimento: Julia impara ad amarlo, Jonas, invece, no, creando sospetti nella moglie per quel suo strano scherzare spostandolo da un angolo all'altro della casa. Il miracolo instaurerà un diverso ordine: bianco il bambino, sospettosa Julia, alla ricerca del figlio perduto nelle profondità del nuovo arrivato...
Nella bandella del libro c'è scritto che Judy Budnitz ama "mettere personaggi realistici in situazioni irreali"; c'è scritto anche che Granta, nota rivista letteraria americana, l'ha inserita nell'elenco dei venti più bravi scrittori della sua generazione (di quelli, per capirci, nati dagli anni Settanta in poi): e L'odore afrodisiaco del cloro testimonia la veridicità di entrambe le affermazioni. La prima perché i dodici racconti della raccolta sono fiori affascinanti, pronti ad esplodere di bellezza: storie che iniziano in sordina, rese innocue dal silenziatore di situazioni comuni (mamma e figlia dal medico, due sorelle e una cugina insieme per un'estate, l'attesa di una visita da parte dei genitori), da personaggi che paiono esser nati e cresciuti in una placida normalità. Storie che poi, però, iniziano ad aprirsi, ad allungare petali e foglie, a toccare e sfiorare il lettore sopra e sotto, a destra e a sinistra: scivolando, così, verso un universo straniante, magico ed inquietante, dove vivono le ombre e i riflessi dello specchio, dove le cose che "qui" non potrebbero essere nemmeno sognate "lì" diventano tangibili, più vere del vero. La seconda, che la Budnitz sia una grande narratrice, è altrettanto veritiera, capace com'è Judy di usare la penna come un pennello intriso di ironia e fascinazione, leggero anche nelle storie pescate nel fondo delle nostre ancestrali paure, con un tocco misurato che mai aggiunge più del necessario. Il risultato è un libro che si vorrebbe non finisse mai, da gustare abbandonando ogni preconcetto razionale, decisi a farsi cullare in un mondo parallelo di pura immaginazione.

 

 

 

 
 
 
 
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