L'offesa

L'offesa
Kurt Crüwell è destinato ad una vita ordinaria e tranquilla con il suo amato lavoro di sarto nel negozio di famiglia nella sua quieta cittadina di Bielefeld, e la sua fidanzata Rachel che gli dona serate di amore e serenità. Ma non ha molte speranze di realizzare questi sogni, perché è il 1939 e, più di ogni altra cosa, lui è tedesco in un momento storico in cui il proprio Paese ha bisogno di giovani della sua età per concretizzare l'ideale nazista. E proprio il primo settembre di quell'anno, il giorno in cui festeggia il suo ventiquattresimo compleanno, l'esercito di Hitler varca il confine polacco, raggiungendo il porto di Danzica e facendo scoppiare la Seconda Guerra mondiale. Kurt viene assegnato al diciannovesimo corpo corazzato della sesta armata di stanza a Saarbrücken, cittadina al confine con la Francia, sulla quale dovevano avventarsi con durezza ed atrocità estreme gli affilati artigli tedeschi. Guidati dall'Hauptsturmführer Löwitsch, i soldati germanici attraversano e occupano numerose città: anche Parigi, dove Kurt si concede - in un momento di quiete lontano dalle atrocità delle battaglie - il piacere della scoperta di luoghi di cui aveva sentito sempre parlare, Nantes, la Bretagna e infine Mieux. In questo minuscolo punto su una mappa militare, Löwitsch, colui che era diventato il suo punto di riferimento, dopo aver visto una delle pattuglie di sorveglianza fatta a pezzi da anonimi locali, ordina rabbioso di disporre gli abitanti per file ordinate. Quella degli uomini venne uccisa con una cadenza puntuale di quindici minuti. Quando anche l'ultimo uomo viene ammazzato, comanda di far riunire tutta la popolazione rimasta all'interno della piccola chiesa della comunità, nessuno escluso, donne, anziani, bambini. E incendiarla. In quel preciso istante, di fronte allo spettacolo disumano di gratuita ferocia offerto dalla guerra, Kurt perde definitivamente il contatto con il suo corpo...
In questo romanzo si riesce a coniugare perfettamente il dolore in tutti i suoi tempi e modi, spingendosi oltre, fino alla descrizione della sua tormentosa assenza. Il protagonista - a differenza della sua paziente infermiera Ermelinde, che proverà anche con l'amore a riportarlo ad uno stato sensibile più umano - dimostra di non avere talento per il dolore, parafrasando le parole dello stesso autore, anzi una totale, ma involontaria, mancanza di attitudine ad esso. Attraverso un uso esemplare e accurato delle parole e una narrazione inaspettatamente (specie per le vicende raccontate) fluida e leggera, Ricardo Menéndez Salmón ci mostra l'esperienza dell'orrore, che può fare male al punto da giungere persino ad uno spaventoso straniamento.

Leggi l'intervista a Ricardo Menéndez Salmón

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER