L'ombra di quel che eravamo

L'ombra di quel che eravamo
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In una Santiago del Cile frustata da una pioggia battente Lolo Garmendia, Lucho Arancibia e Chaco Salinas si danno appuntamento in un magazzino. Sono tutti ex militanti di sinistra, sono stati costretti all’esilio, alla clandestinità, hanno appoggiato Salvador Allende contenti di farlo, fieri. Si rincontrano dopo molti anni ancora una volta di nascosto: ora sono tutti più vecchi, stanchi, segnati nel volto e nell’anima dalla vita, delusi dalla storia e da un paese che faticano a riconoscere. Stanno aspettando ‘lo specialista’, l’anarchico Pedro Nolasco detto l’Ombra - deciso a coinvolgerli in una nuova audace impresa nell’anniversario di un’impresa altrettanto importante avvenuta  molti anni prima. Ma il destino, travestito da giradischi Dual per gli LP, irrompe nella storia cambiandone le sorti.  Nolasco non arriverà mai al magazzino né incontrerà gli amici, ma qualcuno prenderà il suo posto con incredibili conseguenza. I tre amici aspetteranno invano l’Ombra e avranno tutta la notte per ricordare, raccontare e sognare...
Un romanzo leggero - nel senso calviniano del termine - quello di Luis Sepúlveda, una storia che come ha fatto notare Bruno Arpaia  "unisce il feuilleton francese al ciclo de oro spagnolo, che comprende una scrittura che sempre guarda al lato conoscitivo ed etico". Un tuffo nella nostalgia, nella storia di un paese, nella dignità, nella passione espressa in ogni riga in ogni frase, in ogni immagine. Una scrittura semplice, leggera appunto, accessibile, chiara e per questo doppiamente efficace, un romanzo breve che possiede in sé tutta la forza e la bellezza della narrazione d’autore. Sepúlveda è scrittore di letteratura, un romanziere sì, ma anche un giornalista, un uomo che ha vissuto sulla propria pelle la dittatura ma che l’ha sopportata e superata con dignità e forza. Una forza che si trasforma in questo libro in un racconto vero, fatto di aneddoti, di particolari, di quella micro-storia silenziosa che non fa notizia, ma che costituisce il tessuto dell'arazzo della grande storia dei fatti. Non manca certo l’ironia e il guardare col sorriso sulle labbra a Internet, alle e-mail povere di linguaggio e foriere di malintesi spesso divertenti, e non manca nemmeno l’autoironia su una generazione che in fondo è la sua. Un romanzo intenso, ironico, che guarda anche - inaspettatamente - al noir.

Leggi l'intervista a Luis Sepúlveda

 

 

 

 
 
 
 
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