Lontano da casa

Lontano da casa

Pinar Selek ricorda che fin da quando era piccola ha sempre nutrito un duplice sentimento verso la propria casa e la propria terra: da una parte l’ha amata, ne ha avuto cura, ne ha respirato i profumi, toccato le consistenze, assaporato i gusti. Ha adorato - e adora tuttora - la sua famiglia, le amiche con cui ha condiviso tante esperienze, vivendo con loro gioie e dolori. Eppure, d’altra parte, è sempre stata consapevole che le mura di una casa proteggono ma anche escludono, contengono ma anche rinchiudono. Soprattutto, racconta Pinar, non ha mai voluto vivere in una abitazione con i mobili uguali a mille mobili di mille altre case, non ha mai desiderato vedersi adulta a passare le serate sul divano davanti al programma della domenica sera, prima di un lunedì occupato a portare i figli a scuola e poi a nuoto e poi al parco, per finire alla sera in cucina a preparare la cena per tutta la famiglia. Pinar ha sempre voluto e vuole qualcosa d’altro, si è lasciata fluire dalle possibilità e opportunità, facendosi flessibile, cadendo spazzata da venti ostili, rialzandosi al tepore di nuove brezze favorevoli. Questo non adagiarsi in una comfort zone le ha permesso anche di slegarsi dai simboli, dalle abitudini che spesso possono intrappolare in percorsi non coerenti. Le frontiere, mano a mano che Pinar è cresciuta, si sono spostate sempre un po’ più oltre, finché le frontiere si sono chiuse in maniera irrevocabile dietro di lei, perché Pinar, oggi, non può più tornare nel suo Paese...

Se siete soliti lamentarvi della vostra condizione, dei troppi impegni, della vita ingiusta che vi è toccata in sorte, leggete questo libriccino di Pinar Selek. Sono poche pagine, ma hanno la potenza di mettere in discussione ogni nostra certezza e di farci domandare se è possibile che ancora oggi esista una situazione come quella narrata e come sia possibile, quale forza indicibile occorra per resistere ad un accanimento come quello subito dall’autrice. Se non sapete chi è Pinar Selek, googlatela, leggetene. E poi prendetevi questo libro, dove ci sono i suoi pensieri, una sorta di sfogo dove la Selek cerca di dare un senso alle sue vicende (talmente assurde, con continue condanne e assoluzioni, da risultare quasi inverosimili) e indugia sul senso dell’esilio soprattutto in relazione all’essere donna, anzi, all’essere una donna libera. Vi ritroverete a conoscere la storia di una persona reale, perseguitata da tanti, troppi anni per un motivo inesistente, costretta all’esilio e con una grande voglia di raccontare e raccontarsi, di agire, di aggregare, far conoscere, creare consapevolezza. Se siete soliti lamentarvi della vostra condizione, dei troppi impegni, della vita ingiusta che vi è toccata in sorte, leggete questo libriccino di Pinar Selek: capirete che se noi - che magari viviamo comodamente nelle nostre case, senza avere il pensiero che da un momento all’altro potremmo essere condannati ingiustamente all’ergastolo (non riesco neppure ad immaginarmelo!) - non facciamo nulla per questo mondo, forse è il mondo che dovrebbe lamentarsi di noi.



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