Lorenzo - Lettera a mio figlio

Lorenzo - Lettera a mio figlio
Vicenza 1981. Mario Neri è un giovane medico fresco di laurea, un obiettore di coscienza dei tempi della leva obbligatoria, deciso a svolgere in Africa, come sanitario, il proprio servizio civile. La burocrazia italiana gli sbarra la strada, ma contro ogni impedimento e nonostante il rischio di trascorrere alcuni mesi “al fresco”, il dott. Neri parte per la calda terra africana con una Ong di Roma. Il ragazzo è un idealista entusiasta,  un visionario, in definitiva, un uomo giusto; saranno queste le carte migliori del suo mazzo con cui affronterà un’impegnativa partita con la vita, una sfida agli scacchi con la morte. La prima tappa è la Somalia: bella, maestosa e impossibile, proprio come il suo primo amore, Maryam. Alta, elegante e dalla pelle di velluto, la venere nera ammalia il giovane medico: la comunicazione verbale tra i due è inesistente, ma tutto il resto basta a convincere Mario che quella è la donna della sua vita. Per lei abbandona la religione cattolica e si converte all’Islam: diventa il dott. Mohamed Shariff. Il matrimonio arriva presto e con esso, le profonde incomprensioni che non permettono l’armonica compenetrazione di due mondi, di due modi di concepire l’esistenza ed i suoi infiniti perché. Dalla Somalia, la sfida riparte e conduce l’inarrestabile dottore in ogni angolo del mondo offeso: dalla Mauritania al Mali, dalla Sierra Leone allo Yemen. In ogni terra, nuove profonde amicizie e nuovi amori: donne che, mostrando il volto più generoso e irresistibile dell’Africa, alleviano il quotidiano confronto con l’inferno della sofferenza umana. Tra un inferno e l’altro, prima i silenzi del deserto e poi, l’India, le acque sacre del Gange, il luogo in cui Mario si purifica e può finalmente contemplare lo scorrere del tutto. A metà degli anni novanta, il sogno africano, il legame ancestrale che lega Mario alla “sua Africa” comincia a dissolversi,  immerso nell’acido di un’incomprensibile ferocia umana che punta al profitto senza scrupoli e se ne infischia delle devastazioni compiute. Sta per esaurirsi lo slancio del medico obiettore, deciso oltre ogni umano e ragionevole limite a lenire le piaghe di chi non ha voce né diritti, di bambini con “cuori ipertrofici senza futuro” in un Paese ammorbato dai conflitti e intossicato da povertà e malnutrizione. Mario è sul punto di mollare tutto ma, inaspettata, arriva la chiamata a partire per Bebedjia,  nel sud del Ciad: è lì che Geneviève, fasciata da un lungo abito rosso porpora, i capelli raccolti da un nastro e lo sguardo severo, si presenta all’ambulatorio del dott. Neri. È un nuovo inizio…
Il libro è la lettera lunga e appassionata che l’autore scrive al figlio Lorenzo, affinché conosca le ragioni, le tensioni e i sogni che hanno animato e dato forma alla sua travagliata esistenza. Quello che inizialmente si presenta come un diario di viaggio è, in verità,  una profonda riflessione sull’uomo e sul senso della vita; è come lo ha definito Walter Veltroni, autore della prefazione, “un testamento intellettuale“. Dalle pagine dense di emozioni e di sensazioni, affiora l’immagine di una Terra, quella dell’Africa Subequatoriale, che nonostante tutto  custodisce ancora inalterato il senso del tutto, il legame originale che lega l’uomo ad ogni invisibile particella dell’ambiente in cui è immerso. In un colloquio continuo con “il mezzo” che lo circonda, che sia la savana o la sabbia del deserto, la foresta pluviale o il lungo-fiume a Vicenza, il dottor Neri nutre l’esperienza umana di aspirazioni verso l’assoluto e la conoscenza. Evitando giudizi affrettati e sciocchi pregiudizi, la penna di Mario Neri sorprende con la sua prosa ricca e vivace, con i suoi guizzi poetici e per gli innumerevoli spunti di riflessione “fuori dagli schemi” offerti al lettore. Così la denuncia delle ingiustizie subite da incolpevoli popolazioni, abbandonate in una condizione di difficile sopravvivenza, piegate da una sofferenza che il mondo occidentale sconosce, costrette a spartirsi le briciole della loro stessa  ricchezza, rubata alla luce del sole dai grandi della terra, tanto grandi da non riuscire più ad abbassarsi per vedere chi, privato tutto, è per tutti un invisibile.

 

 

 

 
 
 
 
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