L'orrore soprannaturale in Letteratura

L'orrore soprannaturale in Letteratura
Una storia del soprannaturale in Letteratura dagli inizi del romanzo gotico ai suoi epigoni moderni, tra Europa e Nord America: vengono ripercorse a grandi linee le opere di decine di autori, dai maestri Nathaniel Hawthorne, Ann Ward Radcliffe, Mary Shelley, Bram Stoker, Rudyard J. Kipling, Ambrose Bierce, Arthur Machen, Guy de Maupassant, Edgar Allan Poe, Algernon Blackwood, Robert W. Chambers, Lord Dunsany (al secolo Edward John Moreton Drax Plunkett), William Hope Hodgson, Montague Rhodes James, ai semisconosciuti John Buchan, Richard Marsh o Fitz James O’Brien, in una giostra di fantasmi, tetri manieri, case infestate, sinistri omicidi, vampiri, mostri e leggende inquietanti…
Uno dei titani della letteratura fantastica si cimenta in un excursus critico minuzioso sulle radici del genere e sui suoi più valenti esponenti fino agli anni ’30, trascurando colpevolmente quelli il cui lavoro appariva su riviste specializzate, collane pulp et similia. Esclusione che molti hanno interpretato come sintomo della profonda frustrazione di un autore che si vedeva costretto dalla scarsa fama a pubblicare i suoi racconti proprio su quelle riviste considerate di serie B e alle quali lo legava un controverso rapporto di amore e odio. Del resto più che per il suo valore accademico-letterario, il saggio di Lovecraft (pubblicato per la prima volta sulla rivista “The recluse”) è celebre per la emozionante ed emozionata vis polemica che lo abita e ne elettrizza le pagine, altrimenti un elenco abbastanza sonnacchioso di autori più o meno conosciuti. La tesi dell’autore è che l’horror e il misterioso non sono forse generi letterari di grande diffusione (“…i racconti di sentimenti e fatti ordinari, o di comuni deformazioni sentimentali di tali sentimenti e fatti occuperanno sempre il primo posto nei gusti dei più”) e chi predilige certe atmosfere è visto con un certo sospetto - estetico, se non altro - ma questa ghettizzazione non ha ragion d’essere, e anzi è profondamente ingiusta e pretestuosa. In queste pagine il lettore Howard P. Lovecraft prima che lo scrittore Howard P. Lovecraft rivendica il diritto di emozionarsi alla lettura di storie corrusche di spettri e mostri o alla descrizione di mondi immaginari senza per questo essere additato come un infantile fruitore di libri-spazzatura. Verrebbe da pensare che si tratti di una polemica anacronistica, ormai messa in soffitta, e invece è più che mai attuale, tanto che sono ancora molti quelli che ritengono il fantastico un sottoprodotto della letteratura di genere (già di per sé negletta), addirittura. Che Yog-Shoggoth li maledica tutti.

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