Los Angeles stories

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1940. Frank St Claire lavora per l'Annuario della Città di Los Angeles. Il suo compito è quello di andare in giro a raccogliere dati e informazioni sulla popolazione e poi consegnarli a chi li inserirà nel volume. Non è un lavoro semplice come sembra. Alcuni sono sospettosi, non amano raccontare i fatti propri ad uno sconosciuto. Molti temono domande intime e imbarazzanti. Ma per fortuna la maggior parte ama stare al centro dell'attenzione e risponde ai quesiti senza problemi. Tra i suoi clienti St Claire annovera anche l’italiano John Cassaroli, un vecchio cantante d'opera e maestro di canto in pensione. Con John alla lunga sono diventati persino amici. Una sera Frank si reca dall'uomo ma inaspettatamente sotto casa sua trova un folto gruppo di curiosi e macchine della polizia. Mister John si è lanciato dal tetto qualche minuto prima, ed è morto. Prima di farlo però ha lasciato come testamento un grammofono, i dischi e i libri di poesia in italiano proprio a St Claire. C’è anche un volume dell'Annuario al cui interno Frank rinviene cinquemila dollari, tutti da banconote da cento... Los Angeles, 1954. Per Ed è una mattina come tante. Come tutti i giorni infatti si reca puntualmente al deposito per prendere servizio. Arrivato sul posto però nota che la 606, la sua vettura, è appena stata infilata sotto i getti d'acqua del lavaggio. Stupito da quella pratica inusuale chiede lumi a Kappy, il caposquadra il quale a testa bassa gli consegna una lettera e se ne va. Ed legge, poi va a sedersi al Roundhouse, la caffetteria dei tranvieri, per riflettere un po'. Trovarsi dopo quindici anni di onesto servizio licenziato in tronco non è cosa di poco conto. Così, finito il suo caffè Ed torna al deposito dove una luccicante 606 per la prima volta giace inerme e pare quasi aspettarlo. L’uomo non si fa pregare e ci monta sopra, poi dopo aver messo su il cartello FUORI SERVIZIO, delicatamente si dirige verso la spiaggia di Jefferson Boulevard, lì dove Los Angeles si va a gettare dentro l'oceano. Ed è fermo da un po’ al capolinea e ormai è quasi mezzanotte. Ma è proprio allora che la vede arrivare. Cappotto lungo, scarpe col tacco e valige in mano...
Ry Cooder, musicista e chitarrista tra i più acclamati del panorama contemporaneo – famoso tra l’altro per il progetto che ha portato alla realizzazione del Buena Vista Social Club – lascia per un attimo la sua amata sei corde e, penna alla mano, si cimenta - con ottimi risultati, peraltro - con la letteratura noir. I suoi racconti accendono i riflettori sulla città cinematografica per eccellenza. La L. A. anni ’40-’50, quella sporca e cattiva ammirata nei film tutto bulli & pupe delle megaproduzioni hollywoodiane o letta negli innumerevoli romanzi hard-boiled fatti di gangster, paillettes e luci al neon. Una Los Angeles in cui la musica lounge s’insinua tra i vicoli dei suoi famosi e luridi quartieri, facendo da torbido sottofondo alle gesta di personaggi tutti rigorosamente normali che flemmaticamente più che abitarla quasi la subiscono. Camerieri, tranvieri, musicisti, impiegati, sarti. Uomini e donne che si trovano a fare i conti con la parte più torbida di se stessi e di una città che li fagocita, li segna e li condanna quasi inconsapevolmente ad esistenze sempre in bilico tra la redenzione e l’illegalità. 

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