L'ospite maligno - La stanza al Dragon Volant

L'ospite maligno - La stanza al Dragon Volant
Nel Cheshire, a una ventina di miglia da Chester, c’è un’antiquata e malinconica residenza di campagna che sotto la luna assume un’aria spettrale. Si chiama Gray Forest ed è tetra come il suo proprietario, Richard Marston, un gentiluomo costretto dalle ristrettezze economiche a rimaner confinato in quella dimora decadente, con un tenore di vita molto al di sotto delle sue ambizioni. Dividono la sua cupa solitudine una moglie sottomessa e devota, una figlia adolescente e un’amabile (forse un po’ troppo amabile) istitutrice straniera, la vezzosa Mademoiselle de Barras. Il monotono ménage di Gray Forest viene scombussolato dall’arrivo improvviso del frivolo e invadente Sir Wynston Berkley. Una ruggine nata fra loro ai tempi in cui erano ragazzi ha alimentato negli anni l’ostilità di Marston, che accoglie l’ospite con una disposizione d’animo piena di risentimento. Ma il suo odio perde presto l’oggetto (quello fisico, almeno) a cui è rivolto, perché una notte Sir Wynston viene trovato assassinato nel suo letto, e da quel momento la disgrazia si abbatte su Mr Marston e sulla sua casa. Anche Le Dragon Volant, un vecchio albergo nei pressi di Versailles che gode di una fama maledetta, sembra associato alla sciagura di chi lo frequenta. In una delle camere alcuni ospiti sono spariti nel nulla, senza fare ritorno. La stessa sorte sta per capitare a Richard Beckett, un inglese giovane e ricco che dopo la battaglia di Waterloo va a Parigi sognando avventure romantiche e successi al tavolo da gioco. Ma gli occhi violetti della contessa di St. Alyre, conosciuta per caso insieme al vecchio e gelosissimo marito, gli rubano il cuore. E per quegli occhi rischia di fare una morte atroce, sepolto vivo nella bara che è già pronta a portarlo sottoterra...
Il “luogo” – pauroso, cimiteriale, in rovina -  è uno degli elementi tipici della letteratura gotica e Joseph Sheridan Le Fanu, celebre creatore dell’insidiosa vampira saffica Carmilla, ricorre a questo topos tanto ne L’ospite maligno che ne La stanza al Dragon Volant. La triste Gray Forest e il sinistro hotel sono teatro di misteri che non hanno nulla di soprannaturale, ma che danno i brividi come se quei lugubri posti fossero infestati da fantasmi. Persino di più, perché l’orrore a cui assistiamo è ordinario, quotidiano, addirittura banale nella sua spiegazione, e proprio per questo maggiormente spaventoso. Ma il luogo in cui si dipanano le vicende non si trova solo nello spazio, è anche luogo dell’anima. Anima nera e rancorosa come quella di Marston, candida e credulona come quella di Beckett, e soprattutto anima manipolatrice come quella di Mademoiselle de Barras e della contessa di St. Alyre, due pericolosi esempi della doppiezza femminile che sa ben camuffare la propria vera natura. Un osservatore attento avrebbe potuto scorgere sul volto della signorina francese un’espressione non proprio angelica e, guardandola mentre abbracciava la sua padrona, “avrebbe forse visto un serpente flessuoso e variopinto che le si attorcigliava intorno”. Lo stesso spettatore, una volta che la bellissima contessa avesse gettato la maschera, avrebbe potuto scoprire un viso “stranamente diverso, bruno e simile a quello di una strega”. Ma è difficile per un uomo in preda alla passione, o per una donna vittima della propria innocente ignoranza del mondo, mantenere una ragionevole capacità di discernimento. È dunque in fondo all’anima che si nascondono gli oscuri segreti di questi raffinati romanzi brevi, in cui horror e mistery si intrecciano, contaminandosi con gli influssi del sensation novel. Le Fanu pesca nel torbido, porta a galla le pulsioni meno edificanti e, con una scrittura dall’andamento lento ed elegantemente descrittivo, intrappola il lettore nelle sue trame, come il ragno avvolge la preda nella ragnatela. Rivelandosi un seducente narratore nonché un acuto – e, diciamolo, un tantino misogino - indagatore della psicologia umana.

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