Louis Armstrong

Louis Armstrong

Il 6 luglio 1971 muore Louis Armstrong. Nella storia della musica è colui che è riuscito a diffondere e affermare nel mondo intero non solo il jazz, ma tutta la musica afroamericana. Grazie a Satchmo, contrazione di “satchelmouth”, nomignolo datogli per la sua grande bocca, il jazz non si è semplicemente trasformato: ogni musicista contemporaneo porta nel suo DNA musicale tracce evidenti dei geni, del genio, di Armstrong, non a caso insignito del ruolo di ambasciatore culturale. Louis Armstrong nasce il 4 agosto del 1901 in una stradina di Back O’Town, il quartiere più povero di New Orleans, crocevia dei traffici più svariati, con una popolazione composita di razze e classi sociali. La mamma Mayann ha quindici o sedici anni, il babbo William è un operaio, che non la sposa e poco dopo la nascita di Louis l’abbandona. Louis cresce in mezzo a spacciatori, gangster e prostitute con la nonna materna, la mamma e la sorella più piccola. A sette anni accompagna uno dei figli dei Karnofsky, ebrei russi, a raccogliere roba vecchia per poi rivenderla per pochi soldi alla gente del quartiere, in modo da contribuire alla sopravvivenza della famiglia. Gli capita spesso di restare a cena dai Karnofsky, in quelle occasioni la signora Karnofsky gli insegna una canzone tradizionale ebraica, Russian Lullaby, comincia così la sua passione per il canto. Con i quattro ragazzi Karnofsky si mette agli angoli delle strade per raccattare un po’ di soldini cantando e per richiamare l’attenzione dei passanti si esibiscono con una sorta di danza antesignana della breakdance. Poi un giorno, tra gli oggetti recuperati nei loro giri con il carretto, Louis trova una piccola tromba di latta senza bocchino. Dopo qualche tentativo riesce a soffiar fuori una melodia che piace ai suoi amici. A quel punto Louis comincia a sognare di avere uno strumento vero. Con i centesimi che guadagna, in due settimane, mette insieme cinque dollari e si compra una malandata cornetta vista nella vetrina del banco dei pegni. Capisce rapidamente come riuscire a suonarci Home Sweet Home e da quel momento non smette più di dar fiato alla tromba, ma la sua strada non sarà mai in discesa…

La prima edizione di Louis Armstrong: oltre il mito del jazz è del 1996, una ottima biografia sul musicista che Stefano Zenni ha realizzato recuperando tutte le informazioni dalle fonti allora disponibili: il testo ha subito incontrato l’approvazione dei critici e il favore del pubblico. Ma questa seconda edizione non è una semplice ristampa di un libro di successo. È soprattutto un aggiornamento sostanzioso che inserisce preziose informazioni e approfondimenti per capire il mondo armstronghiano “che si è rivelato più articolato e complesso che mai”. Un’edizione originale anche nella grafica, dove il nero e i grigi sono illuminati dal rosso passionale del titolo, un libro dai contenuti superbi, a un prezzo accessibile, un testo stracolmo di note storiche, bibliografiche, discografiche, riferimenti web e una guida ragionata alla lettura di altri testi su Armstrong. Zenni accompagna il lettore, stimola la curiosità, invita all’ascolto, impossibile non centellinare le pagine indugiando per ascoltare i brani citati. Da esperto musicologo si sofferma su alcuni brani, racconta passo passo l’evoluzione del trombettista, sottolinea le sue innovazioni, ne analizza la tecnica strumentale e vocale, ne studia il fraseggio armonico, ma porta l’attenzione anche sulle espressioni del volto e i movimenti del corpo, perché Louis era senza ombra di dubbio un grande intrattenitore. Musicista, cantante, ballerino, attore, scrittore (eh sì, ha anche scritto tantissimo!) appassionato di bricolage, inventore del solismo jazz, divulgatore dello scat, sostenitore dei diritti civili con la sua ironia geniale, afroamericano autodidatta che resta sempre, in ogni evento, Satchmo, l’uomo generoso verso il suo pubblico, dal grande sorriso, quel sorriso tutto denti che è indissolubilmente legato al suo nome: “Tutta la mia vita è stata felicità. Attraverso tutte le sventure e il resto, io non ho pianificato nulla. La vita era lì per me, e io l’ho accettata. E la vita, qualunque cosa venisse fuori, è stata bella con me, e io amo tutti”. Come non amare questo uomo? Grazie Zenni.



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