LUBERG - Concorso Letterario racconti aperti

Saverio non sa che Martina non si presenterà al loro appuntamento lì sul lungomare di Quernago, dove dieci anni prima si erano conosciuti. Aveva lavorato per più di un anno nelle miniere cilene a sud di Montevideo, vissuto con un bandito, partecipato a funerali, catturato e rinchiuso in una prigione… Primavera 1930, un profumo intenso invade insieme alla musica degli shamisen le strade di Gion, grandi lanterne rosse in carta di riso si lasciano muovere dal vento, poi il rumore dei suoi geta e il suo kimono pesante sapientemente ricamato… E ancora il mal d’Africa, il Congo, il villaggio di Ruashi all’alba nella sua bellezza disadorna, il Mar Mediterraneo - o Mare Nostro, o Mare di Mezzo, o Mare bianco - con la bellezza delle sue coste, i rifugi sulle spiagge, le baie e le isole. Fino ad arrivare a Davos, sulle Alpi svizzere in una sera fresca di uno splendido luglio nell’atrio di un hotel spoglio e silenzioso. Un ospite inaspettato, uno sguardo infantile e un vecchio. Racconti perduti, una scatola misteriosa e la sparizione di quell’uomo inghiottito nel nulla…

Per questa seconda edizione del concorso organizzato dalla LUBERG era stato fornito ai partecipanti un titolo, ovvero Trasformazione e rinnovamento nella società, nella scuola, nel lavoro, nei rapporti personali, che in qualche modo suggeriva uno sguardo al proprio contesto culturale e sociale: invece gli autori hanno virato su diverse ambientazioni, lontane dalla propria quotidianità, proiettati verso un altrove non solo geografico. Inferiore il numero delle adesioni rispetto alla prima edizione ma più numerose della scorsa edizione le firme femminili: ce lo comunica nella prefazione Franco Brevini, presidente della giuria. Tanti i temi e i generi proposti, dal fantasy al romanzo gotico, dalla fiaba alla fantascienza, a testimonianza di una pluralità di interessi e di riferimenti letterari. Ne deriva uno spaccato del mondo giovanile venato da un’assenza di fiducia verso il futuro che sembra non offrire prospettive a cui aggrapparsi, divenendo piuttosto motore di angosce esistenziali.



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