Luce con muri

Luce con muri
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Mary, Richard, Andrew, Geraldine e Hugo sono schiacciati sotto il sole dell’Illinois, o forse nel cuore del Kentucky. Lo attraggono il sole, lo richiamano tutto a loro e poi se lo fanno rimbalzare addosso: non ci rinunciano anche in giacca e cravatta, anche in tailleur di seta, o con l’abito sconclusionato di uno sparuto pseudointellettuale, di quelli a cui non frega proprio un cazzo, di tutt’altra natura rispetto a quelli che vestono troppo pesante. Ognuno è solo, nella pausa caffè di questa scialba convention, e al contempo si intravedono tra tutti, tesi o allentati, fili di nylon di rapporti torbidi o ingenuamente amorevoli, certi aridi come il campo di grano che gli si para davanti. È People in the Sun, 1960, di Edward Hopper nelle immagini e di Michele Mozzati nelle parole… E poi Freight Car in Truno e arrivano tante donne, tanti carnefici e tante vittime (che poi è quello che succede al carnefice quando non scappa in tempo) e i vecchi che come occupazione principale cercano di non morire. Attrici disilluse a furia di smanacciate, brezze in bianco e nero, staticità rimuginative nel puro sole o nella pura noia...

Luce e muri dialogano in un confronto che dura il tempo di dieci racconti. Michele Mozzati, già Michele di Gino&Michele ‒ che vuol dire cofondatore di Smemoranda, con lo zampino nel piccolo spazio originario dello Zelig di Milano e nella titanica (e circense) versione televisiva, e in tanta parte dei programmi comico satirici di rilevanza del panorama italiano degli ultimi trenta anni ‒ si misura con una raccolta di racconti brevi tutta sua. Tutta sua ma fino ad un certo punto, dato che a specchio delle storie sfornate ha collocato, per ognuna, un quadro di Hopper. Attraverso una sorta di testimone capovolto, le parole, le frasi pungenti di Michele Mozzati completano la potenza immaginifica muta delle atmosfere hopperiane e le riarse e pungenti tele del pittore americano aprono una finestra visiva ed emozionale sulle parole dell’autore. Forse non strettamente un racconto per immagini, ma di sicuro un racconto per cui le immagini contribuiscono a scavare una ulteriore profondità. E tutto in una prosa insieme solenne e comune, ma «non equivochiamo!» come citavano da Chiappori proprio Gino, Michele e Molinari nel mitico Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano: «non si deve confondere la gente comune con la gente ordinaria, la gente comune con la gente grossolana. La gente comune è rara!».

LEGGI L’INTERVISTA A MICHELE MOZZATI

 

 

 

 
 
 
 

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