Luce d'orange

Luce d'orange
La vita di Jan Vermeer è un mistero, un intrico di punti di domanda e supposizioni. Sì, perché di lui si sa davvero poco e quel poco, estrapolato da registri e pareri di altri artisti a lui contemporanei, è anche incerto, a partire dalla sua data di nascita (si sa soltanto che venne battezzato nel 1632 a Delft) e proseguendo con le circostanze, e i metodi preparatori, che videro la realizzazione della maggior parte delle sue tele, circa  una quarantina tutte di piccole dimensioni. Suo padre, commerciante d’arte e produttore di seta, acquistò – insieme alla moglie originaria di Anversa – una locanda a Delft, chiamata La Mechelen. Alla morte del padre, Vermeer junior rilevò entrambe le attività paterne: locanda e commercio. Sposò una protestante (Catherina) di ottima famiglia (situazione che lo mise sempre in una posizione di inferiorità) e passò la gran parte della sua vita nella casa della suocera che giocò un ruolo importante nella realizzazione artistica di Vermeer come pittore, in quanto sostenitrice economica di molti dei suoi progetti...
I capolavori di Vermeer, ad oggi inarrivabili anche per i più facoltosi collezionisti ed esposti nei più importanti musei al mondo, sono perle di rara bellezza. Delicati i soggetti (come non ricordare Ragazza con turbante e La lattaia), legati ad un mondo casalingo ordinario e dalle connotazioni eteree e sognanti e meravigliosamente soffuse le atmosfere in cui i suoi personaggi vengono ritratti. Il dettaglio è fondamentale, l’uso del colore sempre perfetto, il marchio di fabbrica l’oltremare naturale, ottenuto dai costosissimi lapislazzuli. Paragonato a Pieter de Hooch per tecnica e soggetti, soprattutto per le tele raffiguranti le pesatrici, Vermeer è molto vicino, per sensibilità e tormento interiore, a Friedrich e a Modigliani. Il pregio di Paolo Turati è l’aver voluto romanzare la vita di uno dei pittori più apprezzati in assoluto dagli amanti dell’arte, siano essi neofiti o critici ed esperti. La narrazione di Turati si fa strada in punta di piedi, attendendosi fedelmente alle informazioni pubbliche su Vermeer, e arricchendo la storia con qualche dettaglio nato dalla fantasia creativa, senza turbare gli schemi, semplicemente colmando lacune che nessuno di noi potrà mai riempire se non con l’immaginazione. Il risultato è una narrazione piacevole, scorrevole, coinvolgente, a tratteggiare un profilo completo (nella sua perenne incompletezza) di un pittore eccezionale, citato in tutti i libri di arte e non soltanto (basti pensare al film tratto dal libro di Tracy Chevalier che ha come protagonista proprio Ragazza con turbante) e che fa sognare a molti quadri che cinquecento anni fa venivano venduti per pochissimi soldi. Ecco che cosa significa rivalutare a posteriori. Davvero consigliato.

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