Luce nell’oscurità

Luce nell’oscurità

Piove, il cielo è bigio. Due ali di persone si muovono, in silenzio, in una sola direzione, alzando solo per un attimo lo sguardo verso chi, fermo in mezzo a loro, sta in mezzo alla via. Chi a sinistra, chi a destra, lo superano. Un uomo no, gli si ferma dinnanzi a lui e gli chiede se si unirà a lui e a tutti gli altri. Ma la risposta è negativa: il giovane Varnava, alto, magro, venticinque anni, giubbotto di pelle, capelli molto lunghi e neri, occhi penetranti che infondono forza, grigi, scuri, tendenti al blu, striati al centro come da lingue di fuoco, scintillanti alla luce del sole, invece se ne sta andando, guarda oltre, verso il luogo dove tutti si stanno dirigendo, una grande casa a due piani. Trova che in quello che tutto il resto della comunità sta facendo manchi lo scopo, la ragione, la speranza. E lui ne ha bisogno. Passa dunque a casa a prendere le sue cose, ma quando ha ormai la sacca in spalla e fa per uscire qualcosa lo trattiene ancora un attimo: sono i ricordi. Sua madre è morta dandolo alla luce, vive con una vecchia donna sola, già poco in sé quando le viene affidato, poi via via sempre più pazza: crescendo passa sempre più tempo fuori casa, sempre correndo, ma non si fugge da sé stessi, e una sera, dopo mangiato, quando ha undici o dodici anni, l’anziana gli si avvicina di soppiatto alle spalle, gli infila una mano fra i glutei, gliela spinge in mezzo alle gambe…

Il male non è qualcosa di astratto, è dappertutto, è dentro ognuno di noi, ha mille sfumature, e bisogna combattere per la salvezza: propria, degli altri, delle persone che si amano, della comunità di cui si fa parte, senza mai esitare, perché l’uomo nasce come animale sociale, e averne la consapevolezza è fondamentale per risollevarsi dalle difficoltà, per edificare una realtà migliore per tutti. È questo il tema centrale – e di notevole rilevanza etica – di questo romanzo horror, gotico e intrigante (persino non privo di una certa suadente fascinazione per la distopia), ambientato in Serbia, terra martoriata ma vitale, dalle molteplici contraddizioni, non priva di un certo misterioso simbolismo, che si ritrova nella valida, fluida e leggibile prosa di Luca Marcello, che narra al suo esordio la storia di un ragazzo dal passato doloroso che lascia alla volta della capitale Belgrado il proprio borgo natio. Proprio il giorno in cui questo viene attaccato dai vampiri.



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