Luce rossa

Si può affermare senza tema di smentita che la diffusione di filmati pornografici nasce assieme al cinema. Nei primi decenni come fenomeno sotterraneo e clandestino (il primo prodotto italiano del genere a godere di una qualche “ufficialità” fu il celebre Saffo e Priapo del 1921, a lungo falsamente attribuito addirittura a Gabriele D’Annunzio), in seguito con sempre crescente dignità di “genere cinematografico” a sé. Ma la strada è stata lunga e difficile, soprattutto nel nostro Paese: basti pensare che risale al 10 gennaio 1967 il primo nudo frontale femminile autorizzato dalla censura (per la cronaca una sequenza brevissima de L’uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet) e al 1971 il primo nudo frontale maschile (in Decameron di Pier Paolo Pasolini). È però il 1979 “l’anno zero” del cinema porno italiano, il momento in cui sul grande schermo – e non più sugli schermi o sui muri di case private in ambitissime serate a numero chiuso – appaiono le prime immagini di sesso esplicito (di solito versioni con inserti hard destinate “all’estero” di film erotici italiani che hanno avuto il visto della censura prima dell’aggiunta delle scene in questione). La pornografia travolge la società italiana come uno tsunami…
Dopo qualche articolo apparso su riviste come “Blue”, “Cine 70 e dintorni”, “Nocturno” e “Classix!” negli anni scorsi, Franco Grattarola e Andrea Napoli donano organicità al loro lavoro di ricerca partorendo questa storia del cinema pornografico italiano dal 1935 al 1984, quando l’avvento dell’home-video spazzò via le sale cinematografiche “a luci rosse” (da cui il titolo). Un lavoro certosino e approfonditissimo, basato su fonti primarie (documentazione archivistica istituzionale, tecnico-professionale o giornalistica d’epoca e – ovviamente – la visione diretta dei film), fonti secondarie (saggistica già edita sull’argomento, stampa specializzata) ma soprattutto fonti orali (ehm…), cioè la raccolta di testimonianze dirette dei cineasti, preziose ma rese ardue da una “sorta di congiura del silenzio” se non addirittura dalla vera e propria omertà che ancora avvolge l’ambiente della pornografia italiana, anche se si parla di trenta o quarant’anni fa. Il risultato è un volume splendido, 500 pagine di grande formato con pochissime, piccole fotografie in bianco e nero e una marea di numeri, nomi, dati, curiosità, trame. Una vera miniera scavata con una professionalità maniacale e precisione estenuante da Grattarola e Napoli, come ci si può e deve attendere da studiosi della vecchia guardia, abituati a non utilizzare Google o Wikipedia per scrivere i loro saggi, ma a fare un sacrosanto, sudato lavoro d’inchiesta e di ricerca. Monumentale.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER