L'ultima scala

L'ultima scala
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Pianura padana. Gli spiriti del male Sabaoth e Jaltabaoth tornano sulla Terra per cercare Sofia, sfuggita dal mondo soprasensibile, e iniziano a compiere una serie di atti malvagi. Intanto Tony, giovane direttore sportivo di una squadra di calcio del Girone Nazionale Dilettanti cerca di costruire una squadra competitiva e insieme di far quadrare il bilancio. Se l’accordo con gli sponsor giapponesi va in porto...
Per poter leggere un romanzo che accostasse lo Gnosticismo ed il calcio dilettantistico ci volevo proprio il talento senza briglie di Max Adler, uno dei pochi scrittori italiani attualmente in circolazione in grado di scatenare una reazione chimica così ardita e di non rimanere ucciso durante l’esperimento. Nel suo L’ultima scala (un riferimento alla morte) Adler riscopre la figura di Ulisse Battagli, drammaturgo, romanziere e poeta ottocentesco, e –su un altro piano temporale – ci offre uno spaccato grottesco dell’ambiente del calcio dilettantistico di provincia, ma soprattutto trasforma in materia di romanzo una parte della cosmogonia gnostica. L’eresia cristiana che va sotto il nome di Gnosticismo ha avuto la massima diffusione nel secondo e terzo secolo dopo Cristo. Per una analisi compiuta delle dottrine gnostiche consigliamo un approfondimento nella vasta bibliografia sull’argomento; in questo ambito basti sapere che al cuore della Gnosi c’è un dualismo drammatico: il distacco fra Dio e la realtà materiale. Gli specialisti distinguono due tipi principali di dualismo gnostico: il tipo iranico ammette la contrapposizione di due princìpi in lotta fra di loro e considera il mondo materiale come il dominio di una potenza negativa, mentre la speculazione siriaco-egizia, per citare lo storico delle religioni Hans Jonas (1903-1993), “fa derivare il dualismo stesso, e la conseguente situazione del divino nel sistema di creazione, dall’unica e indivisa fonte dell’essere, per mezzo di una genealogia di stati divini personificati che si evolvono l’uno dall’altro e descrivono il progressivo oscuramento della Luce originaria in categorie di colpa, errore e fallimento”. Caratteristica di molti sistemi gnostici è pure la descrizione mitologica dei passaggi intermedi di questo processo degenerativo. Mitologicamente parlando, quindi, Dio genera esseri spirituali, eterni come lui (eoni). Nel processo evolutivo gli eoni si allontanano da Dio e diventano sempre più imperfetti. Un eone si ribella e viene escluso dal pleroma, cioè dall’insieme di tutti i trenta eoni, “la società perfetta degli esseri ineffabili”. L’ultimo degli eoni, Sofia, viene presa dal desiderio di risalire alla sorgente del pleroma e conoscere il Padre ma dal suo fallimento nascono tutti i mali, a coppie: timore e ignoranza, tristezza e pianto, e in ultimo anche le tre sostanze: la materia animata, la materia inanimata e la materia spirituale. Da queste l’eone malvagio crea il mondo e l’uomo e anche altri eoni malvagi quanto lui (non ultimi i nostri Sabaoth e Jaltabaoth, co-protagonisti del romanzo di Adler). L’eone malvagio è il Dio della Bibbia, Jahvè, il Demiurgo. Nell’uomo però, nascosto, c’è un germe divino, prigioniero della materia e sotto la tirannia del Demiurgo. Ma come può questa piccola scintilla divina arrivare alla liberazione dal corpo? Queste le basi della cosmogonia gnostica che Adler rimastica, ricrea, riscrive, prende a pretesto per una vicenda surreale, non priva di asprezze stilistiche e narrative e filtrata dall’approccio stilistico tipico dell’autore settentrionale, tutto salti spazio-temporali, apparenti nonsense e provocazioni. L’ulteriore capitolo di una carriera letteraria davvero unica in Italia.

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