L’ultimo teorema

L’ultimo teorema

Colombo, Sri Lanka. Il sedicenne Ranjit Subramanian, di etnia Tamil, è una matricola universitaria dalle brillanti prospettive, con uno spiccato talento per la Matematica e il sogno di risolvere l’Ultimo Teorema di Fermat. Ma ha un grave problema con suo padre Ganesh, un sacerdote indù: un custode del dormitorio universitario ha aperto la porta della stanza di Ranjiit – lasciata colpevolmente aperta – e ha sorpreso il ragazzo mentre si stava scambiando effusioni con il suo amico del cuore Gamini Bandara, di etnia singalese. E suo padre non può tollerare che un tamil abbia una relazione di qualsiasi tipo con un singalese, le ferite della guerra civile sono ancora sanguinanti. Per cui lancia un ultimatum al figlio: “Non sei più il benvenuto nella mia casa. (…) Se alla fine sceglierai di troncare la tua relazione con Bandara, telefonami o scrivimi per dirmelo. Fino a quel momento, non hai motivo di contattarmi”. Ranjit, per quanto addolorato, non può nemmeno pensare di sottostare a un simile ricatto, e continua la sua vita universitaria e sentimentale come se niente fosse. Intanto, nelle remote profondità dello spazio, le potentissime entità aliene note come Grandi Galattici stanno interrogandosi sulla pericolosità della specie umana. Le procedure in questo caso prevedono che sia affidato a specifiche specie extraterrestri l’incarico di monitorare attentamente le attività del pianeta sotto esame, e in caso di procedere allo sterminio dei suoi abitanti...

L’ultimo teorema può essere a buon diritto definito l’ultimo romanzo di Arthur C. Clarke, anche se – ormai novantenne e gravemente malato – lo scrittore non è potuto andare oltre un manoscritto incompleto, che Frederik Pohl (altro vecchietto terribile della science-fiction) ha provveduto a terminare e a inviare via mail a Clarke per una revisione: appena in tempo, perché dopo pochi giorni, il 19 marzo 2008, l’autore britannico è morto per una insufficienza respiratoria. Malgrado l’inevitabile disomogeneità del plot, elaborato da due scrittori così diversi ed entrambi molto anziani, il finale affrettato e l’opera di sistematico “riciclaggio” di idee già elaborate in passato (le entità aliene quasi onnipotenti che guidano e giudicano le civiltà inferiori non sono forse le stesse apparse nella saga di Odissea nello spazio? E così via), il romanzo si lascia leggere con una piacevole leggerezza. Sarà l’ambientazione esotica, sarà lo stile narrativo quasi da libro per ragazzi, sarà l’insolito protagonista (vi sfido a trovare un'altra storia su un romantico nerd bisessuale di etnia Tamil che si occupa di Matematica pura), fatto sta che L’ultimo teorema - sebbene romanzo imperfettissimo e un po’ noiosetto - non sfigura come numero celebrativo del 60esimo compleanno di Urania, che per l’occasione sfoggia una rinnovata veste grafica, nostalgica quanto basta per far commuovere i vecchi lettori di fantascienza come me.



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