Luoghi popolati di figure

Luoghi popolati di figure

“Il fiume continua a passare, in silenzio” e sdraiato sulla riva è facile smarrire lo sguardo tra gli alberi, mentre il vento porta dal villaggio il rintocco lamentoso delle campane. Saranno sempre le stesse mani che immergo nell’acqua? Le acque di certo no, si sono da tempo versate nel mare… “La casa non esiste più” e non sono soltanto delle mura che sono scomparse. “È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili. […] Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonare la pelle nella quale non entriamo più”… Un giardino d’inverno, silenzioso e solitario. D’un tratto “un corteo di fantasmi senza peso, una processione d’ombre” e subito ritornano gli incubi dell’infanzia… La cosa bella di Marte è che lassù “ogni marziano è responsabile per tutti i marziani”. E poi non ci sono guerre, non ci sono mai state. Eppure, per essere completamente felici ai marziani mancano i colori: hanno solo il bianco e il nero… Pare che anche la Terra, vista da lontano, sia “uno spettacolo di indescrivibile bellezza”. Quindi anche sapere che si è raggiunta la luna non toglierà nulla al suo fascino e al suo mistero: “Non sarà rubata ai poeti e agli innamorati”…

Questa breve raccolta di racconti, tratti da Di questo mondo e degli altri, è un piccolo collage di quadretti – quasi tutti – deliziosi che prendono vita grazie alla penna dello scrittore portoghese José Saramago. La sua capacità di usare le parole come colori e la sua arte come pennello fanno sì che i luoghi si trasfigurino, o – meglio – che siano i ricordi, a volte i sogni, a trasfigurare i luoghi. Il risultato sono delicate poesie in prosa, fatte spesso di poche abili pennellate evocative. Consapevole che non tutto può essere recuperato dei ricordi e che le esperienze nemmeno sono del tutto “riproducibili”, Saramago dice “Se fisso i miei ricordi sulla carta, è soprattutto perché non si perdano (in me) minuti d’oro […]. Cose che sono anche, con il resto, la mia vita”. E ancora: “ Funzione della memoria è conservare queste cose prodigiose, difenderle dall’usura banalissima della quotidianità, gelosamente, perché forse sono la miglior ricchezza che abbiamo”. Quello che resta al lettore è un’atmosfera da sogno incantato e alcune perle come questa:” Or dunque, amici miei, non perdiamo la terra, che è ancora l’unico modo per non perdere la luna”.



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